28 aprile 2011

Consulenza Fiscale: no limits

Il tribunale di Belluno ribadisce il diritto al compenso del tributarista non iscritto all’albo dei dottori commercialisti

Autore: Susanna Lemma

Nuove competenze professionali e confini sempre più labili tra le diverse categorie. In una società cosmopolita anche le professioni subiscono continui cambiamenti per restare al passo con i tempi. E quindi una volta stabilite le attività riservate per legge agli iscritti agli albi, tutto il resto diventa libero. La consulenza fiscale ricade proprio in questa seconda ipotesi: lo ha ribadito anche il tribunale di Belluno con la sentenza 124, depositata lo scorso 15 marzo. Un tributarista iscritto alla Lapet ha proposto ricorso perché un cliente si è rifiutato di pagargli una consulenza in quanto non iscritto all’albo. I giudici veneti hanno confermato la precedente pronuncia della Corte di Cassazione (la sentenza 14085 del 2010) stabilendo che “nelle materie commerciali, economiche, finanziarie e di ragioneria, le prestazioni di assistenza o consulenza aziendale non sono riservate per legge in via esclusiva ai dottori commercialisti, ai ragionieri e ai periti commerciali, non rientrando tra le attività che possono essere svolte esclusivamente da soggetti iscritti ad apposito albo professionale e provvisti di specifica abilitazione”. La conclusione è stata di riconoscere il diritto al compenso per l’attività svolta nell’interesse della convenuta. Ma non solo: la parcella del tributarista ricorrente è stata determinata in base al tariffario della Lapet (il compenso della prestazione richiesto dall’attore è stato, infatti, stabilito in base a quel tariffario).

Il presidente della Lapet, Roberto Falcone, ha colto l’occasione per sollecitare, ancora una volta, la legge sul riconoscimento delle nuove professioni “proprio per superare – ha detto – la pretestuosa confusione tra attività riservate e libere”. Riforma che non serve solo ai tributaristi, ma a tutti i professionisti che esercitano competenze che possono, oramai, sovrapporsi con quelle di altri. La concorrenza tra professioni deve servire da stimolo per migliorare la qualità delle prestazioni. Saranno le competenze del singolo a fare la differenza nel mercato del lavoro.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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