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La riserva - Qualche settimana fa era salita agli onori della cronaca specializzata l’intricata questione inerente l’assistenza legale stragiudiziale. L’attività era stata ritenuta appannaggio della categoria forense, con determinate possibilità di esercizio per i professionisti d’area economica e totale preclusione per i senz’albo. Il parere espresso era che, ai sensi della Legge n. 247/2012, l’assistenza stragiudiziale svolta in maniera continuativa, sistematica e organizzata sottoforma di consulenza legale fosse una prestazione esclusivamente erogata dagli avvocati, dove l’esclusività era intesa sia per quel che concerne le finalità sia in merito alle modalità. Gli altri professionisti abilitati allo svolgimento di una simile attività, con riserva specifica a loro favore, devono avere due requisiti: 1) essere iscritti di categorie regolamentate; 2) abbiano competenze espressamente individuate rispetto a specifici settori del diritto (quali l’economia aziendale e il diritto d'impresa, ma più in generale nelle materie economiche, finanziarie, tributarie, societarie e amministrative). In sostanza, i ‘grandi’ esclusi parrebbero quindi quei professionisti appartenenti alle professioni disciplinate dalla Legge n. 4/13, vale a dire i cosiddetti ‘senz’albo’.
Il diniego dei tributaristi - A questo punto, è opportuno sottolineare che proprio questi professionisti non regolamentati non intendono accettare quella che giudicano alla stregua di una ‘presunta’ esclusività a favore dell’avvocatura. Nello specifico, i tributaristi dell’associazione Lapet non condividono la tesi esposta poiché la ritengono non conforme al dettato normativo, oltreché non aderente a quella che è la lettura sistematica della stessa norma.
Ragioni e conclusioni – La non condivisione dell’interpretazione formulata dai professionisti forensi si basa su un’analisi condotta dal centro sudi dell’associazione presieduta da Roberto Falcone. I ricercatori hanno individuato un’incongruenza al comma 6 dell’art. 2 della Legge n. 247/2012. La citata norma dispone infatti che: “fuori dai casi in cui ricorrono competenze espressamente individuate relative a specifici settori del diritto e che sono previste dalla legge per gli esercenti altre professioni regolamentate, l'attività di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale ove connessa all’attività giurisdizionale è di competenza, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato, degli avvocati[…]”. Ciò implicherebbe la non riservatezza dell’attività stragiudiziale agli avvocati. Purtroppo però al centro studi Lapet “appare improbabile che professionisti, che operano in ambiti diversi dall’attività forense quali tributaristi, commercialisti, consulenti del lavoro, possano ricadere nella fattispecie disciplinata dal comma 6 dell’art.2. Infatti, perché un professionista, che opera nell’area fiscale e contabile, possa ricadere nell’ambito di applicazione della fattispecie prevista dal comma 6 dell’art.2 è necessario che il professionista si organizzi in modo tale da svolgere un’attività esercitata in modo continuativo e sistematico diretta all’attività giurisdizionale alla tutela dei diritti attuata sul piano processuale”. E un siffatto modello organizzativo non risulta essere conforme ai modelli propri delle categorie professionali dell’area economico-contabile, regolamentati e non. Pertanto, i ricercatori sono giunti a una conclusione quanto mai amara, sostenendo che “con la fattispecie disciplinata dal comma 6 dell’art. 2 il legislatore ha voluto impedire, conferendo una riserva di consulenza ai professionisti forensi, che soggetti non iscritti all’albo degli avvocati possano organizzarsi per svolgere in modo continuativo, sistematico e quindi professionalmente l’attività di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale diretta alla tutela dei diritti attuata sul piano processuale”.