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La crisi e le professioni - In un periodo come quello attuale, nel quale si discute ormai da mesi su come far quadrare i conti di questa Italia che sempre di più appare come una sorta di colabrodo, anche i professionisti sono chiamati a fronteggiare problematiche legate, in maniera concreta, alla vera e propria sopravvivenza dell’attività. Sono infatti preoccupanti i dati esposti dall’Adepp, in base ai quali è pari al -20% la contrazione subita tra il 2008 e il 2011 dai redditi dei professionisti. Andando poi nello specifico, solo lo scorso anno il reddito nominale del professionista è sceso di tre punti percentuali, mentre quello medio reale ne ha persi sei. Ad aver subito le perdite più ingenti è stato il notariato, che tra il 2008 e il 2010 ha registrato un calo reddituale medio del –35%. La contrazione dei notai è direttamente proporzionale alla crisi del mercato immobiliare.
Come risalire la china – A oggi, il reddito medio dei professionisti risulta pari a 44,276 euro. Su questa base i singoli titolari di studio dovranno ragionare al fine di trarne soluzioni vantaggiose per il proprio lavoro e le proprie casse. Le parole chiave sulle quali soffermare la riflessione sono poche e sostanziali. Innanzitutto, il professionista dovrà stilare un piano previsionale contenente le spese, le possibilità e gli obiettivi, in questo piano sarà chiamato a includere l’ammontare dei crediti da recuperare. In questo modo sarà in grado di anticipare la criticità e poterla risolvere con risultati soddisfacenti. In seconda battuta, dovrà puntare su uno snellimento delle procedure, ricercando una maggior celerità che può essere conseguita tramite un massiccio uso di sistemi informatici, magari anche modernizzando il proprio sito. Sarà altresì opportuno rivedere la posizione dei collaboratori. In realtà questo è il punto essenziale, in quanto consente di comprimere i costi senza rinunciare alla divisione del lavoro. Vediamo in breve i consigli che i professionisti possono mettere in atto per fronteggiare la crisi.
Il saldo dei compensi – Ebbene, uno dei maggiori crucci degli studi professionali è il recupero dei compensi relativi alle prestazioni erogate. Non sempre infatti il pagamento segue nell’immediato la consulenza. In questo caso il professionista può redigere, come si è visto, un piano nel quale andrà ad analizzare le caratteristiche di ogni singolo caso per prevenire il problema. Per prima cosa, sarà opportuno vagliare il motivo che impedisce al cliente di saldare la pendenza, una volta determinato ciò il professionista potrà decidere come procedere, ossia se continuare a prestare la propria consulenza oppure se abbandonare il cliente. Dunque, nel caso in cui il cliente che non paga non potrà mai farlo a causa di un’irrisolvibile indigenza, allora il professionista dovrà inevitabilmente sospendere l’attività, poiché mai come nel suo caso è vero l’assioma in base al quale “il tempo è denaro”. Infatti, rinunciando a un cliente dal quale non si potrà mai sperare in un saldo del compenso, il professionista potrà dare maggiore attenzione a quello che invece dà certezza di pagamento. Una seconda eventualità può verificarsi nel caso in cui il cliente ha solo una momentanea impossibilità, ma in futuro potrà sanare la pendenza. In una siffatta situazione il professionista è autorizzato a proporre una rateizzazione. Quando invece il cliente ha la possibilità, ma non vuole pagare, il professionista dovrà cercare un metodo quanto più indolore al fine di ottenere il compenso che gli spetta.
Telelavoro e collaborazioni – S’è visto che sarà opportuno rivedere anche le modalità di svolgimento del lavoro. La nuova era digitalizzata e volta al risparmio dice no al lavoro tradizionale, composto da uffici (che hanno un costo in termini di forniture e affitto) e dipendenti. La proposta è quella di adottare la formula lavorativa a distanza, ossia ognuno dalla propria abitazione. In questo senso il collaboratore si doterà degli strumenti necessari (peraltro detraibili) e, quando sarà necessario un incontro per fare il punto della situazione, il professionista potrà affittare una sala riunioni. Per quel che concerne i dipendenti, essi dovranno convertirsi in collaboratori e sentire sulle proprie spalle il peso dell’attività, dunque successi e insuccessi.
La previsione - Tutto ciò, lo si è sottolineato, dovrà essere stabilito a monte, ossia nel momento di redigere la strategia sulla base di un certo budget. Non si può infatti sperare di porre rimedio alle costrizioni economiche senza tracciare un progetto fondato sulle possibilità finanziarie soggettive. Le soluzioni, pertanto, sono delle linee guida che il professionista potrà adottare qualora la sua base economica sia sufficiente a intraprendere un siffatto percorso di rinnovo dello studio.