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Le forme di protesta - Che ci fosse aria di sciopero in seno alla categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili era da settimane fatto noto. Non a caso infatti le associazioni sindacali avevano presentato il codice di autoregolamentazione interno affinché venisse approvato dalla Commissione di garanzia per gli scioperi. Tuttavia in questo caso la forte manifestazione di protesta nei confronti del legislatore fiscale avrebbe avuto il sapore dell’interruzione dei lavori, un po’ come avviene quando a scioperare sono i benzinai o i trasportatori pubblici. Una sorta di paralisi del sistema tributario della quale però a fare le spese avrebbero potuto essere sia i contribuenti che i commercialisti stessi, come una sorta di cane che si morde la coda. Vi è quindi chi ha pensato e messo in pratica una forma di protesta ben più incisiva, dai toni forti che esigono necessarie e improcrastinabili risposte. Stiamo parlando di quei commercialisti che ormai da giorni hanno iniziato lo sciopero della fame, nel silenzio totale o quasi.
Lo sciopero della fame - Il collega che ha iniziato questa rivolta non violenta nei confronti delle istituzioni sorde e cieche alle esigenze dei commercialisti è Francesco Vito, commercialista e consigliere dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli esperti Contabili di Messina. Il dieci gennaio scorso, avvalendosi della propria pagina Facebook, il professionista ha annunciato pubblicamente l’inizio dello sciopero della fame. “Oggi do inizio allo della fame per manifestare l'esigenza del cittadino di confrontarsi con un fisco sostenibile e chiaro. Lavoratori, imprenditori, pensionati, professionisti sono invitati, se concordano, a condividere sui social, questo post, grazie”, ha scritto Vito a colleghi e amici. Un annuncio che ha assunto fin da subito i contorni di un invito a intraprendere il medesimo cammino, tant’è che nel giro di una manciata di giorni un gremito numero di colleghi a seguito le orme di Vito.
Il comitato spontaneo – Da questa iniziativa forte e sentita è nato ben presto un comitato spontaneo che si è incontrato per la prima volta al meeting romano del 29 gennaio, al quale hanno partecipato Emanuela Handel, Francesco Vito, Giovanni Stefanacci, Giuseppe Spartà, Manuela Amici, Patrizia Bonaca e Roberto Manganaro. I commercialisti convenuti hanno giocato a carte scoperte, mettendo nero su bianco i propositi, le aspettative e le risorse di cui ciascuno si è fatto portatore. In ragione di ciò si sono impegnati a dare un contributo concreto al fine di difendere l’innegabile valore sociale della professione, dando allo stesso tempo un incisivo scossone alla ripresa economica dell’Italia. In sostanza il comitato spontaneo chiede che vengano attuate le norme contenute nello Statuto del Contribuente, con l’obiettivo di presentare ai contribuenti e ai professionisti un sistema fiscale chiaro e sostenibile. I sette commercialisti propongono altresì delle nuove procedure per portare a termine gli adempimenti, modalità innovative che consentano ai commercialisti di operare senza dover calpestare la propria dignità e la passione professionale. Il comitato spontaneo vuole inoltre contribuire in maniera fattiva al fine di semplificare gli adempimenti esistenti in tema di lavoro, vagliando la possibilità di accedere ad agevolazioni reali e concrete. Sul fronte delle competenze e dalla professionalità qualificata, l’obiettivo del comitato è quello di introdurre proposte innovative affinché l’attività del commercialista possa ampliare i propri sbocchi professionali. I sette commercialisti puntano infine su un programma autentico, strettamente connesso con la quotidianità degli studi, tenendo conto di un quadro generale nel quale albergano gli interessi e le aspirazioni non solo della categoria, quanto anche delle diverse anime di un Paese che deve avviarci sulla strada della ripresa economica.