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Il Convegno “Il terzo settore alla prova dei decreti attuativi”, svoltosi ieri a Roma, ha funto da contesto per la presentazione delle proposte dei commercialisti indirizzate ad offrire un contributo - elaborato in base alle loro esperienze e cognizioni tecnico-pratiche - alla formulazione dei decreti attuativi che, in concreto, dovranno realizzare la riforma del Terzo Settore introdotta dalla L. 6 giugno 2016, n. 106.
Nell’esporre i contenuti delle dette proposte, confezionati nel documento “Osservazioni del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili per la Predisposizione dei Decreti Attuativi della Riforma del Terzo Settore” (per la cui esposizione si veda “Il contributo dei Commercialisti alla riforma del Terzo Settore, su Fiscal Focus del 17 u.s.), elaborato dalla Commissione No Profit del CNDCEC e dei gruppi territoriali ad essa facenti capo, il Presidente nazionale, Gerardo Longobardi, ha definito i decreti attuativi “una occasione irripetibile, una grande opportunità da non sprecare”. Ha sottolineato pure il grande valore della Legge delega che, delineando la cornice di un ambito di intervento da completare grazie proprio ai decreti attuativi, ha segnato una “svolta epocale”, cui necessita dare il degno seguito rendendo operativa la nuova disciplina.
E, nell’evidenziare l’impegno profuso dai commercialisti nell’elaborazione delle proposte, che spetterà all’esecutivo vagliare, ha ribadito la necessità di comporre una disciplina di cui il cardine fondamentale sia la trasparenza.
Il Presidente Longobardi ha, altresì, rilevato come “anche nell’ambito del Terzo settore i commercialisti si battono per la semplificazione”, rimarcando come le loro proposte puntino ad un efficientamento del settore.
Il Consigliere Nazionale delegato alla materia, Sandro Santi, a sua volta ha spiegato come per i commercialisti sia innanzitutto importante che i decreti siano tra di loro coordinati e che l’istituendo Registro Unico del Terzo settore “diventi un vero strumento di trasparenza e non sia invece una semplice anagrafe”.
Santi ha pure segnalato l’importanza per la categoria di corredare il prossimo intervento normativo con la previsione di adeguate forme di amministrazione e controllo, quali strumenti ottimali per assegnare al Terzo Settore effettiva attendibilità. A riguardo, ha altresì segnalato quanto sia evidente che “un no profit più trasparente tornerebbe utile anche all’erario e all’amministrazione finanziaria”, come pure ha rilevato la necessità che i decreti attuativi intervengano con modalità adeguate a garantire certezza agli operatori ed ai professionisti che operano a contatto con gli enti del Terzo settore.