4 maggio 2011

Deontologia e mediazione

In attesa della decisione del Tar del Lazio sul ricorso presentato dall’Organizzazione unitaria degli avvocati, continua la formazione dei nuovi mediatori. Per i commercialisti, la differenza sta nella qualità

Gli avvocati continuano a protestare e presentare ricorsi sulla riforma della mediazione civile e commerciale, ma nel frattempo prevedono regole di comportamento per gli appartenenti alla categoria
Autore: Susanna Lemma

La mediazione civile e commerciale è in vigore ormai da un paio di mesi, ma invece di diffondere la cultura della conciliazione la nuova legge sembra inasprire i rapporti tra i professionisti. In prima fila gli avvocati: non hanno mai condiviso la riforma, non sono riusciti ad incidere sulla sua applicazione e ora utilizzano la tecnica dell’opposizione ad oltranza. L’Organizzazione unitaria degli avvocati (OUA) ha impugnato al Tar del Lazio l’ultima circolare ministeriale in cui venivano forniti chiarimenti sul regolamento di procedura e sui requisiti dei mediatori. Maurizio De Tilla, presidente dell’Oua ha definito “assurda” quella circolare dove il ministero prevede, di fatto, la mediazione unilaterale.

Secondo l’Oua la circolare acuisce i profili di incostituzionalità del decreto legislativo, perché non consente di individuare i criteri di qualità per la formazione dei mediatori e requisiti idonei di competenze. Non si comprende poi perché è stato previsto che il procedimento di mediazione sia condizione di procedibilità della domanda giudiziale.
Sarà dunque il Tar a decidere sul ricorso presentato dall’Organizzazione unitaria degli avvocati, insieme a diversi Ordini, Associazioni forensi e singoli avvocati.
Ma mentre ci si rivolge, ancora una volta, ai giudici per risolvere i contrasti relativi alla legge sulla mediazione (la Corte Costituzionale deve ancora pronunciarsi sulla questione di legittimità costituzionale di alcuni articoli del DLgs. n. 28/2010), c’è chi ne approfitta per organizzarsi: approfittare di ogni opportunità per rafforzare la preparazione, le competenze di tutti i professionisti che intendono avviarsi in questa nuova attività. Perché al di là delle polemiche e dei disaccordi, la normativa è ormai in vigore e bisogna applicarla nel migliore dei modi. I commercialisti da sempre hanno avuto una posizione favorevole al nuovo istituto, hanno sempre dato la propria disponibilità nel migliorare l’attuazione della riforma. Più che alle polemiche bisogna puntare alla formazione: un corso di 50 ore è un buon inizio, ma non basta a fornire tutte le competenze che servono. Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha sempre ribadito la necessità di “qualità” in ogni campo della professione. Una professione aperta alla concorrenza e alle regole del mercato.

Sulla scia dell’impegno dei commercialisti, anche altre categorie si stanno organizzando per mettere in campo mediatori professionisti. Anche perché la legge è in vigore e bisogna confrontarsi con l’obbligatorietà della mediazione.
Persino il Consiglio nazionale forense, nel frattempo, ha adeguato il proprio codice deontologico prevedendo norme ad hoc per disciplinare il comportamente del legale che assume la funzione di mediatore. In particolare, la commissione a cui è stato affidato questo compito, deve delineare i possibili casi di conflitto di interessi, incompatibilità varie e l’eventuale responsabilità in caso di proposta di conciliazione non in conformità con il diritto.

L’avvocato-mediatore deve risultare neutrale, indipendente e imparziale. Altrimenti potrà incorrere in sanzioni disciplinari.
“In attesa e indipendentemente dagli sviluppi giurisdizionali e politici sulla mediazione – ha affermato il Cnf – la messa a punto deontologica appare un passaggio urgente e ineludibile, nella scia della linea di azione generale del Consiglio che se, da una parte, è impegnato a contrastare e a far superare le criticità della mediazione così come disciplinata dalla attuale normativa, dall’altra non può e non deve sottrarsi alla responsabilità di fornire il dovuto e doveroso supporto ai Consigli edgli ordini per il governo dell’istituto anche nei suoi aspetti deontologici e nelle ricadute disciplinari”.

Accanto a questa scelta continua l’opposizione della categoria all’entrata in vigore di “questa” mediazione. È stata già annunciata, per il prossimo 23 giugno, una giornata di astensione degli avvocati.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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