7 gennaio 2017

ELEZIONI CNDCEC: INTERVISTA AI CANDIDATI

INTERVISTA A GERARDO LONGOBARDI

1-La questione delle semplificazioni ha motivato la manifestazione dello scorso 14 dicembre; quali sono stati i motivi induttori e quale sarà la posizione del CNDCEC riguardo al proclamato sciopero di categoria?
I nuovi adempimenti previsti dal D.L. 193/2016 hanno profondamente deluso la Categoria, che ha visto tradito l’impegno profuso dal Consiglio Nazionale nell’elaborare - di concerto con il MEF, l’Agenzia delle Entrate e le principali organizzazioni imprenditoriali - un pacchetto semplificazioni “a costo zero” adatto a risolvere molti dei vincoli che tuttora alimentano la sfiducia dei contribuenti nei confronti del fisco e, di riflesso, dei commercialisti, ormai considerati dei meri esattori, con grave danno della loro immagine e delle loro competenze.
E le successive dichiarazioni rese dall’allora vice ministro Zanetti e dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate circa la sostenibilità dei nuovi adempimenti introdotti dalla citata normativa, in primis il cervellotico spesometro trimestrale, hanno ulteriormente offeso la nostra dignità. E’ perciò inevitabile che, ove le interlocuzioni nel frattempo avviate col MEF e l’Agenzia delle Entrate non si risolvano in incisivi interventi di semplificazione dei disposti nuovi adempimenti, la protesta andrà avanti con l’annunciato sciopero, strumento per la prima volta attivato dalla nostra Professione.
2-Riforma dell’Ordinamento Professionale e riorganizzazione del Consiglio nazionale sono due punti comuni al programma delle due liste concorrenti alle elezioni. Perché sono tanto importanti?
Si tratta di efficientare la nostra Professione intervenendo sulle sue direttrici principali di funzionamento: la struttura normativa che disciplina l’Ordinamento professionale e la composizione del Consiglio Nazionale, quale soggetto che opera fattivamente gli interventi a favore della professione. Nell’un caso, si tratta di colmare quelle lacune normative e risolvere quei dubbi interpretativi che troppo spesso sono stati motivo di contrasto (si pensi ai prodromi dell’attuale competizione elettorale, quando si è trattato di individuare quali fossero gli Ordini che avrebbero dovuto eleggere il nuovo Consiglio Nazionale, anche tenuto conto delle varianti generate dal riordino della geografia giudiziaria); nell’altro, si tratta di ridefinire ruoli e funzioni degli Organi del CNDCEC, contenuti delle aree di delega, attività delle Commissioni di Studio, della FNC e delle SAF. Occorrerà inoltre riordinare le modalità di funzionamento dell’Assemblea degli ordini Territoriali e istituire all’interno del Consiglio Nazionale, un presidio stabile che funga da tramite tra la Professione e le Istituzioni, a garanzia di una effettiva partecipazione all’iter dei provvedimenti di governo che si riflettano sulla nostra attività. In sintesi occorrerà pensare concretamente ad un’attività di lobbying, alla luce del sole.
3-Riguardo ai servizi da prestare in favore degli Ordini e degli Iscritti, quali sono gli obiettivi del suo Programma?
Prevediamo consistenti interventi che spaziano dalla predisposizione di un software unico per gli Iscritti al fine di ridurre il dispendio di costi derivanti dall’impiego di diversi gestori, al potenziamento dei servizi utilizzabili attraverso il sito istituzionale, all’ampliamento dei contenuti fruibili attraverso il Portale delle Conoscenze ideato dalla nostra FNC. Anche a favore dei giovani professionisti si prevedono interventi volti ad incentivarne l’attività: dalla previsione di una Polizza RC modulata in base alle variabili che riguardano più da vicino i giovani commercialisti (quali la clientela ridotta), alla specializzazione delle loro competenze tramite la predisposizione di un’adeguata formazione idonea a proiettarli in ambiti professionali ove le prospettive di lavoro e l’incremento del proprio prestigio possano risultare avvantaggiati.
4- Altro tema scottante per la Categoria è quello della riforma del processo tributario. Quali interventi prevede a riguardo il suo programma?
Il progetto di riforma del processo tributario che è attualmente al vaglio del Parlamento è connotato da diversi tratti pregiudizievoli nei confronti della nostra Professione, quali la previsione della composizione monocratica dell’organo giudicante di primo grado quanto quella che esaurisce il secondo grado di giudizio in un mero reclamo alla stesso giudice di prime cure ma in composizione collegiale. Le nostre proposte mirano a salvaguardare il nostro ruolo, tramite la richiesta di rendere maggiormente indipendenti le attuali Commissioni Tributarie, dotandole di Giudici professionali, a tempo pieno e sottoposti all’obbligo di formazione continua, ma, soprattutto ostacolando la volontà espressa da taluni, di ricondurre le attuali Commissioni tributarie in seno alla Giustizia civile. Il malcelato intento di tale obiettivo è evidentemente quello di escludere i commercialisti dal patrocinio tributario.
5- Come vede il futuro della professione con riguardo alle attività ordinarie, quelle che da sempre connotano la figura del commercialista?
L’attuale quadro normativo, soprattutto quello ridefinito a seguito dell’introduzione dei nuovi adempimenti voluti dal D.L. 193/2016, contribuisce notevolmente ad ingolfare le nostre prestazioni ordinarie, a scapito della nostra efficienza e della nostra serenità. Tuttavia, ferma restano la necessità di semplificazioni, l’attività primaria del commercialista resta quella di offrire servizi professionali in favore del contribuente. A fianco alle specializzazioni che - senz’altro e soprattutto nell’ottica della proiezione delle nostre imprese anche verso i mercati esteri - risultano quanto mai utili e vantaggiose, le funzioni di base restano comunque imprescindibili.
Il nostro programma prevede anzitutto l’istituzione della figura del “Commercialista di Base”, pensato come un operatore di un servizio pubblico che presta la propria attività di consulenza ed assistenza a favore dei c.d. contribuenti minori, garantendo al tempo stesso il rispetto degli oneri fiscali posti a loro carico.
Occorre poi affrontare la ridefinizione del profilo della consulenza contabile (considerata attività tradizionale per eccellenza del commercialista ma a basso valore aggiunto e, come tale, oggi sempre più aggredita dalla concorrenza anche di soggetti abusivi) verso una qualifica più manageriale, ossia operandone un passaggio progressivo dalla compliance (ovvero fare quello che è imposto) all’advisory (ossia fare quello che serve).
In tale direzione, pertanto, il nostro programma intende affrontare in modo risoluto la battaglia contro l’abusivismo ed al tempo stesso intende rivalorizzare le attività tipiche della Professione.
A tal proposito, una nostra proposta, che non prevede alcun intervento legislativo, è quella della valorizzazione della “compilazione” dei bilanci secondo le regole dell’IFAC, per distinguere agevolmente un iscritto all’Ordine da chi non lo è.

6- Quali saranno le priorità su cui lavorerà il suo Governo?
Certamente la riforma della normativa sull’Ordinamento Professionale, che contenga la previsione legislativa delle specializzazioni e l’introduzione dei parametri per la determinazione dei corrispettivi professionali, così come hanno ottenuto dai “cugini” avvocati.
Occorrerà poi un forte impegno per almeno altri due temi che appaiono fondamentali: gli incentivi per i giovani professionisti unitamente ad una politica rivolta alla parità di genere e una formazione professionale continua più indirizzata alle specializzazioni professionali che offra maggiori prospettive di lavoro qualificato.

INTERVISTA A MASSIMO MIANI
Il dottor Massimo Miani, a cui abbiamo posto le medesime domande, non ha ritenuto opportuno fornire risposta. Riteniamo che anche questo sia un elemento da non sottovalutare nella competizione di cui sopra.
Ringraziamo ugualmente il dott. Miani e auguriamo ad entrambi il nostro IN BOCCA AL LUPO.

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