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Ci risiamo. Proprio quando si iniziava ad essere presenti ed operativi, rispunta lo spettro delle elezioni, distraendo inevitabilmente i vertici di categoria (o buona parte di essi), attirandoli su accordi e candidature, focalizzando discorsi e attenzioni su profili elettorali e non professionali.
Il problema tuttavia consiste nel fatto che questa volta mancano regole certe; quelle esistenti sono obsolete, inadeguate al mutato contesto di categoria, reso più complesso dal sopraggiunto riordino della geografia giudiziaria che mal si raccorda con il D.Lgs. 139, risalente al 2005 ed ispirato a regolamentare l’unificazione dei ragionieri con i commercialisti.
Sia chiaro: nessuno vuole far ripiombare la categoria nel vortice delle dispute giudiziarie, ma la condizione di immobilismo NON si evita con l’attuale assetto normativo che disciplina la nostra categoria!
È una situazione diversa rispetto al 2012. Oggi non vi è un clima avvelenato come allora, ma vi è una confusione normativa che genera incertezza e instabilità: troppi i nodi da sciogliere, i punti oscuri oggi esistenti, da più parti segnalati, che non possono essere risolti con una semplice nota ministeriale, essendo quest’ultima un’interpretazione, un atto non avente forza di legge. Non deve sfuggire la circostanza che il D.Lgs. 139/05 risale a più di dieci anni fa, nato in un contesto diverso da quello attuale, ispirato dalla necessità di creare e disciplinare l’unificazione tra i Dottori Commercialisti ed i Ragionieri pervenendo ad un albo unico dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. Oggi lo scenario è mutato, le esigenze sono diverse, la realtà è cambiata: la sopravvenuta riorganizzazione dei tribunali con conseguente modifica della geografia giudiziaria ha complicato lo scenario attuale, imponendo una urgente struttura di raccordo con il D.Lgs. 139/2005 attraverso un intervento legislativo che modifichi la normativa esistente, non essendo sufficienti altre fonti di rango inferiore (regolamenti, decreti, note ecc.).
I ricorsi ad oggi presentati non sono espressione di una litigiosità di categoria, ma la naturale conseguenza di un’incertezza normativa che legittima la richiesta di chiarezza. A parer di chi scrive non vi è nulla di strumentale ma la forte volontà di trasparenza: sono atti dovuti, che evidenziano ragioni e motivazioni valide esposte a tutela di tutti e non soltanto dei richiedenti (tutti abbiamo la necessità di operare in un contesto normativo chiaro e ben definito).
Ed allora un appello al buon senso ed alla responsabilità non deve essere rivolto ai commercialisti, ma al vertice di categoria (CNDCEC) e a chi vigila su di essa (il Ministero) affinché insieme si adoperino ad iniziare e concludere in un tempo ragionevole e ben definito un percorso che conduca ad una nuova normativa, adeguata nei tempi e nella sostanza.
D’altra parte il Presidente Gerardo Longobardi, con nota del 9 marzo 2016, all’indomani dell’Assemblea di tutti gli Ordini Territoriali sul tema “Aggiornamento in merito al riordino delle circoscrizioni dei Tribunali e delle eventuali ipotesi di completamento del mandato del Consiglio Nazionale e di proroga degli Ordini Territoriali” comunicava all’Ill.mo Ministro Orlando la mozione approvata all’unanimità nel corso della citata assemblea mediante la quale “si invitava il Consiglio Nazionale ed il Presidente a porre in essere tutte le necessarie azioni per risolvere la problematica della nuova geografia giudiziaria degli ordini, affinché si possa operare in un quadro giuridicamente definito”. E sicuramente l’azione più urgente è una modifica del 139/2005 adeguandolo al nuovo contesto e raccordandolo alla nuova geografia giudiziaria.
L’obiettivo è proprio il rispetto delle regole, ma prima di rispettarle è necessario che siano chiare ed inequivocabili: meglio garantire una competizione elettorale sana e trasparente (prevedendo i tempi tecnici necessari a garantirla) che rischiare di votare in un clima di incertezza con conseguenti effetti sulla stabilità degli ordini territoriali. Ciò che urge è regolamentare, non votare.