16 giugno 2011

Fisco: volendo, potendo

I commercialisti hanno lanciato le loro idee per combattere l'evasione già lo scorso 25 maggio durante l'assemblea nazionale CNDCEC ora tocca al Governo

Autore: Redazione Fiscal Focus

Ridurre il numero delle partite Iva con specifico riferimento a quelle in agricoltura, al lavoro para-subordinato, al parziale spostamento degli adempimenti in materia di Iva dalla vendita al dettaglio a quella all'ingrosso; controllo preventivo sulla costituzione di Società di capitali (Srl) di puro godimento pubblicare la lista di tutti coloro che non versano alcuna imposta per capire le ragioni del loro privilegio. Sono solo alcune delle proposte avanzate dal tavolo sulla riforma fiscale che si occupa, in particolare, di evasione. Tuttavia, il rapporto finale del gruppo guidato dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, non ha ancora raggiunto una posizione di consenso, pur concordando l’effetto dissuasivo che la pubblicità dei redditi può avere in materia di evasione fiscale.

Uno dei motivi di questa cautela sarebbero le ricadute in termini sicurezza, mentre si ritiene che il rispetto delle norme sulle privacy non dovrebbero essere un ostacolo.
Nello specifico le proposte avanzate per rendere la pubblica pressione fiscale “reale” sui contribuenti in regola e le imposte dirette dichiarate, distinte per settore, piuttosto che i redditi. Per mostrare con le diverse categorie di lavoratori contribuiscono al bilancio dello Stato; pubblicare chi non versa alcuna imposta e pubblicità dei dati su base volontaria suggerendo alle aziende di rendere pubblico, oltre alla ragione sociale e agli altri dati, anche quanto contribuiscono al bilancio dello Stato. Stesso suggerimento per i cittadini privati. Per invogliare a questo “approccio trasparente” si potrebbe pensare ad un sistema di incentivi.

Insomma l’intento è quello di realizzare un rapporto annuale che "documenti, illustri ed aggiorni periodicamente l'andamento dell'economia sommersa, delle attività di contrasto all'evasione nel nostro paese e l'andamento nel tempo dell'evasione fiscale e contributiva". D’altronde è proprio questa la prima raccomandazione contenuta nella bozza del rapporto del tavolo sull'economia non osservata e flussi finanziari.
Eppur qualcosa si muove: finalmente si ragiona di riforma fiscale. Quella stessa riforma fiscale che, dice e ripete da ormai qualche giorno Giulio Tremonti, non può essere fatta in deficit. Per recuperare risorse bisognerà tagliare la spesa pubblica, ma ci vorrebbero almeno tra i 15 ed i 20 miliardi di euro. Questo è il problema. “Calcoli precisi – mette le mani avanti il ministro dell’Economia – sono impossibili da fare in questa fase, anche se la riforma fiscale varata nel 2002 e mai completata offre qualche buon riferimento a riguardo”.

In teoria, la tabella di marcia prevede il varo, per il 23 giugno, della manovra triennale per assicurare fin d'ora l'obiettivo di un deficit “vicino al pareggio” nel 2014, e – in contemporanea – del disegno di legge delega sulla riforma fiscale cui verrà attribuito il rango di “collegato” alla manovra. In questa direzione spinge anche la Lega ma, per ora, non si è ancora scelta la rotta da seguire.

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