25 luglio 2012

Gli “atipici” e le tutele non riconosciute

E’ l’associazionismo professionale la soluzione attualmente adottata
Autore: Redazione Fiscal Focus

I “professionisti atipici” - Ci sono dei professionisti che lavorano all’interno di strutture ben organizzate mettendo a disposizione conoscenze, competenze e originalità, ottenendo in cambio scarso riconoscimento sia dal mondo del lavoro al quale appartengono sia dalle istituzioni. Si tratta di precari che a ben vedere non lo sono e più generalmente vengono indicati con l’appellativo di “professionisti atipici” che sono fondamentali per il sistema produttivo ed economico italiano, pur se quest’ultimo ha lasciato loro poco spazio per venire a galla. Sono questi professionisti, privi di salde tutele di categoria, ad essere vittime di una flessibilità sempre più incisiva e predominante. Ed è a questo genere di figure professionali che si rivolge un nuovo modo di intendere l’organizzazione professionale. Vediamo più nello specifico quali sono state le soluzioni per emergere e tutelarsi scovate dai cosiddetti “professionisti atipici”.

I dati reali -
Ora, deve considerarsi che il dato italiano mostra come a partire dall’intera fascia dei lavoratori, un buon 24% appartiene alla categoria degli autonomi vari. In sostanza, questi sono all’incirca 5,7 milioni, quindi una cifra non da poco. Entrando di più nel merito, vien fuori che tra questi i professionisti con una specializzazione di alto livello sono il 45%, in particolare nel settore della conoscenza. Ma chi sono e come si presentano nel mercato? Ebbene, questi lavoratori atipici, professionisti capaci e qualificati, nella maggior parte dei casi sono autonomi o parasubordinati, ma in ogni caso non valutati in maniera proporzionale alle rispettive qualifiche. Gli autonomi, infatti, non hanno piena libertà d’espressione, in quanto il contesto nel quale si trovano ad agire e lavorare risulta fortemente improntato all’insegna del lavoro dipendente. I subordinati, spesso incastrati da rapporti con partita IVA o co.co.pro., prestano la propria consulenza professionale lungo i confini degli Ordini o dei sindacati. Inoltre, per questo genere di professionisti non esiste alcuna politica di welfare, anzi le richieste contributive pretese dall’Inps, se non sono iscritti a casse professionali, sono a dir poco esose. Nello specifico, la Legge Fornero ha innalzato l’aliquota per le partite Iva dal 27% del reddito lordo al 33%.

La soluzione attuale - Il problema si concentra, quindi, sulla giusta organizzazione che permetta di trascinare questa gremita fascia di lavoratori verso una realtà professionale con maggiori tutele. Come uscire da una siffatta condizione? Dunque, la soluzione che pare abbia riscosso maggior successo negli ultimi tempi a quella che si basa su modelli organizzativi informali, ossia sistemi di network, co-working, e associazionismo di base. In sostanza, si tratta di reti collaborative e cooperative che mettono insieme i diversi lavoratori autonomi del settore creando una realtà basata sull’associazionismo professionale. In questo senso, i professionisti atipici hanno ritagliato il proprio spazio nella giungla del lavoro, riuscendo a sopravvivere fino a quando sorgerà un’epoca caratterizzata da tutele più certe.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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