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Ben lungi dall’autocommiserarsi, i Commercialisti, dopo la potente delusione manifestata nei giorni scorsi nei confronti del decreto-legge 22 ottobre 2016, n. 193 per la mancata acquisizione dell’atteso pacchetto semplificazioni, hanno prontamente assunto l’iniziativa di un faccia a faccia col MEF per ribadire decisamente le loro richieste.
Si è difatti tenuto ieri presso il Ministero un incontro durante il quale il CNDCEC ha espresso il totale contrasto della Categoria (già dichiarato nella missiva inviata dal Presidente Gerardo Longobardi al Ministro Padoan e, peraltro, pure prontamente ribadito con un indignato comunicato diffuso dall’UNGDCEC) con i provvedimenti contenuti nel suddetto decreto, in particolare con quei nuovi adempimenti fiscali che si prospettano come ulteriore gravame aggiunto al carico già consistente di oneri ricadenti sulle funzioni dei professionisti. Parimenti, ha rivendicato la necessità di recuperare quel pacchetto semplificazioni già condiviso nel Tavolo tecnico appositamente attivato dallo stesso MEF con esso Consiglio Nazionale, l’Agenzia delle Entrate e le principali organizzazioni imprenditoriali.
Come ha dichiarato, più nel dettaglio, il Consigliere nazionale Luigi Mandolesi, delegato alla fiscalità, le richieste avanzate dal CNDCEC al MEF tendono ad ottenere modifiche sostanziali al contenuto del decreto in sede di sua conversione: “nei giorni scorsi abbiamo denunciato con forza il paradosso per il quale da questo decreto è inopinatamente scomparso il pacchetto semplificazioni da tempo concordato con Mef ed Agenzia delle Entrate, mentre, contrariamente agli accordi presi all’interno del Tavolo tecnico istituito presso il MEF, vengono aumentati in modo sorprendente e inaccettabile gli adempimenti a carico di imprese e lavoratori autonomi, il tutto peraltro con un regime sanzionatorio del tutto sproporzionato”.
Infatti le contestazioni maggiori sono dirette alla previsione degli obblighi di comunicazione – peraltro divenuti timestrali – concernenti il c.d. spesometro, in ordine ai quali si richiedono ora indicazioni estremamente dettagliate dei dati delle singole fatture emesse e ricevute, perfino relative alla “tipologia dell’operazione” cui ineriscono; nonché all’obbligo della comunicazione trimestrale dei dati delle liquidazioni periodiche IVA.
Riguardo alle semplificazioni, è stato altresì rappresentato dai Commercialisti anche il disappunto per il mancato apporto delle più volte annunciate modifiche agli studi di settore.
Inoltre, come peraltro già evidenziato in diverse altre sedi (da ultima l’Assemblea degli Ordini dello scorso luglio), il Consiglio ha nuovamente rimarcato la necessità di introdurre quelle specifiche misure, che, tra l’altro, come si è ampiamente sottolineato, risultano “a costo zero”: la sospensione feriale dei termini amministrativi a carico dei contribuenti e per la definizione degli avvisi bonari, l’eliminazione della presunzione legale sui versamenti bancari del professionista, la soppressione del registro delle dichiarazioni d’intento, il ripristino del mod. F24 cartaceo per i soggetti senza Partita IVA, oltre alla ridefinizione del calendario delle scadenze fiscali, al fine di consentire ai contribuenti di adempiere agli obblighi tributari con maggiore serenità e di migliorare l’efficienza dei professionisti che li assistono mediante il decongestionamento degli oneri posti a loro carico.
Stando a quanto replicato dal MEF, pare che ci sia l’intenzione di reintrodurre il “dimenticato” pacchetto semplificazioni mediante un emendamento al decreto, così come pure quella di ridurre in maniera incisiva le sanzioni previste per i nuovi adempimenti.
Sarà evidentemente compito del Consiglio Nazionale prestare la massima all’erta e vigilare affinché tali intenti non si risolvano ancora una volta in promesse disattese.