18 giugno 2014

I commercialisti vogliono essere ascoltati

Autore: Giuseppe Palmiotto

“Duecentosettantasei le scadenze fiscali nei soli mesi di maggio e giugno 2014 . Sette al giorno, invece, la media di adempimenti che i nostri studi devono evadere per il buon funzionamento della macchina Statale. L’amministrazione finanziaria in questi anni ha tirato troppo la corda - dichiara il Presidente dell’Unagraco Giuseppe Diretto – e questa corda si sta spezzando”.

All’origine, quella dell’Agenzia, fu una sorta di corteggiamento delle Professioni. Le si vollero avvicinare, sottintendendo un rapporto paritetico, al fine di raggiungere gli obiettivi di semplificazione e deburocratizzazione che tanto bene avrebbero fatto al nostro Paese.

A distanza di pochi anni, la nostra categoria si sente tradita. I nostri Studi, messi alle strette da adempimenti inutili, costosi, concepiti male e soprattutto chiariti a pochi giorni dalle scadenze.

L’Agenzia deve rendersi conto che la macchina esattiva oggi è retta unicamente dal profondo senso civico che contraddistingue i nostri Studi. La nostra attività è fondamentale per garantire una riscossione costante. Rompere il rapporto di collaborazione con le professioni significa fermare la macchina.

Non ci spaventano le notti passate a lavorare, siamo abituati. Ma non possiamo più tollerare che le troppe scadenze, la poca chiarezza, i pochi giorni a disposizione, l’incertezza normativa e i dubbi di legittimità costituzionale di alcune norme continuino a ricadere sulle imprese che seguiamo e sulla credibilità della nostra categoria chiamata in molti casi a fungere da ammortizzatore fra le ire (comprensibili) dei nostri clienti e gli adempimenti che piovono dall’alto” - continua Giuseppe Diretto - “oggi i nostri Studi assolvono una funzione quasi sociale. Una funzione che ci deve essere riconosciuta. Siamo gli unici interlocutori qualificati fra chi vuole fare impresa (e quindi coloro che produrranno gettito) e il ginepraio di norme e adempimenti della pubblica amministrazione. Siamo quelli che interpretano le norme fiscali e le fanno rispettare. Siamo quelli che fanno gratuitamente il data entry per la pubblica amministrazione, siamo quelli su cui ricade la responsabilità dei reati commessi dai nostri clienti, siamo quelli che se ti sfugge una segnalazione al Mef, rischi una sanzione che non basterebbero altre due vite di duro lavoro per pagarla”.

Il rapporto di collaborazione deve quindi cambiare perché deve essere paritario. Per questo é necessario, per il bene del Paese, che la nostra categoria sia urgentemente chiamata ad un tavolo di concertazione permanente al fine di esprimere pareri di indirizzo sulle normative di carattere fiscale e sui processi di semplificazione.

Non siamo più disposti ad accettare passivamente tutte le “angherie e le imposizioni” dell’Agenzia delle Entrate per il rispetto della figura del COMMERCIALISTA e dei nostri CLIENTI che sono la fonte principale delle Entrate dello Stato.

Perché, è fuor di dubbio che la semplificazione che serve al nostro tessuto imprenditoriale deve passare dalle nostre competenze e non dai carichi di lavoro disumani che si sono riversati nel tempo dagli uffici pubblici ai nostri Studi.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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