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La spending review - Come si riflette il decreto sulla spending review nelle vite dei commercialisti? Questa pare essere la domanda, alla quale dà risposta, che si è posta l’Associazione nazionale commercialisti guidata da Marco Cuchel. Ebbene, tale provvedimento, che mira a risanare gli sprechi andando a spremere diversi settori dell’apparato economico statale e parastatale, ha deciso di razionalizzare la spesa e acquisire risorse anche dal bacino gestito dalle Casse private, quindi anche dalla Cnpr e dalla Cnpadc. Tutto ciò senza che si abbia certezza in merito alla destinazione delle risorse finanziarie in questione.
Il prelievo forzoso - “In tutte le famiglie c’è sempre uno zio spendaccione e amante della bella vita. Cosa direste se lo zio in questione, avendo oramai esaurito la lista di amici e parenti a cui chiedere denaro, nottetempo, si intrufolasse nella cameretta di vostro figlio e gli sottraesse l’amato salvadanaio a forma di porcellino con l’intento di prenderlo a martellate?”, così commenta con amaro sarcasmo Marco Cuchel, analizzando i risvolti problematici che questa spending review riverserà anche sulle spalle della categoria. Nello specifico, Cuchel parla di un “prelievo forzoso” che estrae le risorse da destinare allo Stato da un patrimonio privato che è finalizzato al sostengo previdenziale della categoria, “con l’aggravante – continua il presidente dell’Anc - dell’utilizzo di un escamotage rappresentato da una svista che, si auspica, sarà sanata il prossimo ottobre dal Consiglio di Stato”.
La posizione dell’Anc rispetto alla spending review – Per concludere, l’associazione guidata da Cuchel non è affatto contraria a un ridimensionamento della spesa pubblica e allo stesso tempo “si dichiara assolutamente a favore di qualsiasi intervento di razionalizzazione nella gestione del proprio ente di previdenza che ne rafforzi la qualità delle prestazioni. Tuttavia, poiché il patrimonio della Cassa deriva dai contributi dei professionisti gestiti in piena autonomia (con controllo parlamentare e vigilanza ministeriale), un prelievo del 15% in due anni (corrispondente al risparmio conseguito nella spesa sui consumi intermedi), costituirebbe un unilaterale intervento di depauperamento di risorse che potrebbero essere destinate al rafforzamento delle prestazioni”.