20 luglio 2011

Il tormentone estivo della liberalizzazione

Autore: Emma Mariani

Liberalizzazione delle professioni. Non è un tema nuovo, né così ostile come si pensa. Anche gli ordini stessi vogliono alleggerire e rendere più competitive le diverse Categorie. Lo desiderano sicuramente i commercialisti che da anni cercano di ammodernare la loro attività professionale, mettendola al passo con i tempi. Lo dimostra la legge costitutiva 139 del 2005, il numero di commercialisti presenti in Italia, dalle modifiche fatte in materia di pubblicità, tariffe e società professionali. Adattarsi ai tempi che cambiano, affrontare la concorrenza oltre confine, non vuol dire rinunciare a quei “paletti” che sono sinonimo di qualità e competenza.

Si è voluto "approfittare del drammatico momento del Paese per fare in un giorno, ma contro i liberi professionisti, quello che da anni i liberi professionisti chiedono venga fatto insieme a loro ed anche per loro: riformare le libere professioni intellettuali". Lo sostiene il presidente dei commercialisti Claudio Siciliotti che ora si ritrova a dover franto unico con i suoi scritti per manifestare il dissenso della Categoria alle ipotesi di liberalizzazione che circolano da quando la questione apparve per la prima volta nel testo della manovra. Continui stop and go. Voci di corridoio che si susseguono e ogni ordine cerca di portare acqua al suo mulino. Tutti chiedono continui distinguo. Ma in realtà è difficile condividere una riforma così importante nel giro di una settimana. I professionisti non vogliono questa liberalizzazione, superficiale e non migliorativa. Non è una questione di “casta” come molti dicono, forse anche superficialmente.

Come ha detto nei giorni scorsi il presidente dell’ordine di Roma, Gerardo Longobardi: “la liberalizzazione è arrivata come un fulmine a ciel sereno,” ora si può solo correre ai ripari. È vero, nessun esponente del Governo ne aveva parlato con i rappresentanti dei commercialisti. Nessun confronto, nessun tavolo. Questo, però, dovrebbe anche far riflettere. Una Categoria come quella dei dottori commercialisti ed esperti contabili non può essere ignorata quando si prendono decisioni come queste. Il segretario nazionale, Giorgio Sganga, ha subito allarmato la Categoria: “Se dovesse passare una simile legge, ci sarà bisogno di un Consiglio Nazionale in seduta plenaria che riesca a farsi ascoltare”. Ci sarà bisogno di una mobilitazione di tutti gli ordini, la risposta deve essere unica e forte. Anche perché - proviamo a rispondere sinceramente - il problema della concorrenza in Italia passa davvero attraverso l’abolizione degli Ordini professionali e la liberalizzazione all’accesso alla professione?

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