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Il Jobs Act - Il Jobs Act non convince né l’Ancl nazionale né la sezione del Veneto. Quest’ultima è infatti intervenuta ieri analizzando in generale l’impatto sulle aziende, mentre la prima ha sottolineato l’evidente penalizzazione delle realtà imprenditoriali del Mezzogiorno. Il parere complessivo della sezione veneta dell’associazione di categoria è che l’attesa della conversione in legge si trasformi in un periodo di stallo per le aziende italiane, che dovranno attendere prima di procedere con le assunzioni.
I decreti attuativi – Tanto scontento è venuto a galla anche in riferimento ai testi dei decreti attuativi che, come ha sottolineato Alessandro Bonzio, presidente della sigla sindacale del Veneto, sarebbero stati scritti in maniera ‘indeterminata’. Il numero uno dell’associazione alla quale fanno riferimento i consulenti del lavoro veneti ha chiarito che nessun professionista “consiglierebbe alle aziende di assumere ora, ma di aspettare ormai i sessanta giorni di conversione, dove auspichiamo più chiarezza nelle norme”. Il punto è che i testi mostrano con maggiore chiarezza le modalità di licenziamento rispetto a quelle di assunzione, non spiegando tra le altre cose la questione degli sgravi fiscali. L’Ancl veneta infatti chiarisce che è ancora oscuro il soggetto che beneficerà di questi sgravi: chi viene assunto dal giorno dopo l'entrata in vigore della norma o chi viene stabilizzato? Il punto è che a non essere convincenti sono proprio le presunte riforme dei licenziamenti e quelle che dovrebbero snellire le procedure di assunzione. “Ora come ora abbiamo una norma politicamente dotata di una buona estetica, atta a recuperare voti, ma tecnicamente inapplicabile”, è l’amara osservazione di Bonzio.
L’indennizzo al posto del reintegro - Secondo la squadra esecutiva, un mercato del lavoro con licenziamenti maggiormente flessibili aprirebbe la strada ad assunzioni agevolate. Ma tale equazione non è condivisa dai consulenti del lavoro, in particolare dall’Ancl nazionale. A parere di quest’ultima, infatti, tali novità andrebbero a penalizzare le imprese afferenti alla piccola e media filiera, mentre le grandi aziende non dovrebbero incontrare problemi. E una tale situazione non è di poco conto, considerato che il tessuto produttivo italiano è largamente costituito da piccole e medie realtà imprenditoriali. Nello specifico, il punto sul quale emergerebbe tale disequilibrio sarebbe quello dell’introduzione dell’indennizzo al posto del reintegro. Le grandi imprese non avranno problemi a pagare l’indennizzo, mentre quelle piccole e medie dovranno sobbarcarsi costi immani in quanto non viene riconosciuta al giudice la facoltà di calcolare il risarcimento economico in proporzione alle dimensioni dell’azienda. Ciò significa che imprese grandi, medie e piccole dovranno pagare l’indennizzo nella medesima misura.
Penalizzazioni al sud –E come abbiamo annunciato, altra preoccupazione dell’Ancl nazionale è quella relativa alla possibile insorgenza di penalizzazioni per le imprese del Mezzogiorno. In primo luogo, le rosee aspettative occupazionali tracciate dalla squadra esecutiva potrebbero subire una violenta inibizione a causa dei numerosi vincoli imposti alla nuova agevolazione contributiva riservata alle nuove assunzioni. Penalizzazioni che andrebbero ad aumentare proprio al sud, in quanto verrà soppressa la Legge n. 407/90, che introduceva agevolazioni nella forma dell'esonero contributivo totale riconoscendo ai territori meridionali la necessità di essere sostenuti nel percorso di crescita economica. Sul punto, l’Ancl aveva esposto all’esecutivo le proprie perplessità, illustrando “proposte migliorative affinché la riforma potesse essere efficace ed effettiva. Proposte ampiamente sostenute e condivise non solo da colleghi ed operatori del settore, ma anche da interi settori produttivi. Evidentemente, il metodo dell’ascoltare tutti e poi decidere, non include nessuna virtù recettiva”.