17 aprile 2012

L’IMU si fa in tre: aggravio di oneri per i commercialisti

La rateizzazione dell’imposta non comporterà alcun beneficio per i commercialisti, Siciliotti esprime il proprio parere sulla disposizione.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La rateizzazione dell’IMU - Come si è visto, l’imposta IMU sulla prima casa si verserà in tre rate a giugno, settembre e dicembre. Così è stato stabilito da uno degli emendamenti dal D.L. fiscale depositato alla Camera dal relatore Gianfranco Conte. In sostanza, il testo del decreto indica che “per l’anno 2012 l'imposta dovuta per l'abitazione principale e per le relative pertinenze è versata in tre rate di cui la prima e la seconda in misura ciascuna pari a un terzo dell'imposta calcolata applicando l'aliquota base e la detrazione previste dal presente articolo, da corrispondere rispettivamente entro il 16 giugno e il 16 settembre; la terza rata è versata entro il 16 dicembre, a saldo dell'imposta complessivamente dovuta per l'intero anno con conguaglio sulle precedenti rate”. Su tali nuove disposizioni, peraltro ancora poco chiare sia per gli enti locali che per i professionisti chiamati in causa, si è espresso proprio il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Claudio Siciliotti, il quale non si è potuto trattenere dal tracciare qualche sentita critica agli emendamenti avanzati.

L’aggravio degli oneri per il contribuente - In sostanza, secondo Claudio Siciliotti, con la questione dell’IMU a rate, che da due passano a tre, il rischio evidente è quello che tutta la discussione si copra di ridicolo. A ben vedere, il paradosso che vuole sottolineare il leader dei commercialisti italiani è da individuare nel contrasto tra le intenzioni volte a snellire le procedure burocratiche e fiscali e le disposizioni effettive che invece gravano sui contribuenti e sui professionisti consulenti in campo tributario. Con tali proposte, secondo Siciliotti, da un lato lo Stato vuole fare cassa servendosi dei Comuni come mediatori, dall’altro appesantisce gli oneri dei cittadini che dovranno non solo calcolare l’esatto importo dei versamenti, ma anche determinare quanto spetta ai diversi enti destinatari. “Ci sono Paesi - spiega Caludio Siciliotti - che, per imposte simili all'IMU, mandano bollettini precompilati, lasciando ai contribuenti e ai loro professionisti un rapido compito di verifica e controllo della correttezza degli importi esposti. Da noi siamo infine arrivati a costruire una imposta per la quale il contribuente non deve soltanto procedere ai conteggi totali, ma deve pure provvedere lui a conteggiare anche quanto va allo Stato e quanto ai comuni. Una vera beffa, se si pensa che questo accade in parallelo a proclami e decreti di semplificazione fiscale”.

La posizione dei commercialisti – Come si pongono i dottori commercialisti e gli esperti contabili in questo scenario prospettato? Ebbene, il parere del presidente del Consiglio nazionale è che la situazione vada a tutto scapito dei professionisti che rappresenta, perché saranno chiamati a svolgere funzioni aggravate da nuovi incarichi sui quali ancora non c’è abbastanza chiarezza, ciò avrà come inevitabile conseguenza l’aumento del rischio legato all’errore, essendo quest’ultima possibilità non da escludere visti i nuovi e difficilmente decifrabili adempimenti. “E non si dica – conclude Claudio Siciliotti - che i commercialisti traggono beneficio da queste complicazioni, essendo semmai tra i soggetti danneggiati due volte: come contribuenti e come professionisti. Perché la moltiplicazione inutile dei rischi di errore pesa, anche in termini di responsabilità professionale, assai più di quanto simili prestazioni possono essere ribaltate sul cliente”.

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