3 giugno 2011

La discussione parte da Agrigento

L’ANC chiede unità sindacale, questo appuntamento deve servire anche a lanciare un progetto comune tra dottori commercialisti e ragionieri

Al via il Convegno Nazionale dell’Associazione Nazionale dei Commercialisti: spazio all’attualità: federalismo fiscale e Fisco, all’ordine del giorno
Autore: Susanna Lemma

Politica e professioni a confronto qui ad Agrigento. Oggi l’Associazione Nazionale dei Commercialisti ha organizzato tre tavole rotonde con professionisti, politici e gli altri esponenti che possono dare il loro contributo al miglioramento della Categoria nel suo rapporto con le istituzioni. Perché rendere i commercialisti più forti nelle competenze, negli strumenti, insomma nello svolgimento dell’attività significa anche – e soprattutto – dare un servizio al contribuente e dunque al cittadino.
Si tratta di non dimenticare mai il valore sociale del ruolo del commercialista: aiutarlo a svolgere bene il suo lavoro, non oberarlo di oneri e scadenze poco funzionali e farlo sentire gratificato è di fatto “una riforma a costo zero” della qualità del servizio.

Le direttrici principali di questo incontro saranno una riflessione su e con la componente sindacale, un dibattito volto al confronto sulla “sfida” del federalismo fiscale ed infine una sezione focalizzata sul rapporto tra Fisco e professionisti.
L’Associazione Nazionale Commercialisti lancia il tema dell’Unità. Non solo come riflesso storico dell’anniversario che quest’anno ci troviamo a festeggiare, ma nell’obiettivo futuro di poter costruire anche un’unità sindacale tra le due componenti dell’ordine, ragionieri e dottori commercialisti.

Sul federalismo fiscale, invece, si è discusso anche nell’assemblea nazionale dei commercialisti che si è da poco conclusa. Se ne è parlato, ma c’è la necessità di continuarlo a fare. Inizialmente porterà un aumento delle tasse. Questa, ormai, pare essere una certezza. Bisogna, però, essere presenti nella discussione come Categoria per determinare il percorso di questa novità che deve essere un’innovazione per il nostro Paese e non un peggioramento della situazione attuale.

Il rapporto tra Fisco e professionisti è la vera nota dolente. Il Fisco impera, i professionisti obbediscono. La riscossione a tutti i costi si trasforma in “oppressione fiscale” (anche di questo se n’è già discusso a Roma la scorsa settimana). Cambiare l’equilibrio dei rapporti non sembra così facile: parlare con l’Agenzia delle Entrate è diventato quasi impossibile, per stessa ammissione del Presidente Siciliotti.
Nuovi oneri e scadenze non faranno riscuotere più soldi, ma renderanno sempre più difficile il lavoro dei professionisti. professionisti che già dedicano parte della loro attività alla collaborazione (spesso a senso unico) con la pubblica amministrazione: è ormai indiscusso quanto sia prezioso per lo Stato il lavoro di front office telematico svolto dagli studi professionali e quanto questo lavoro si traduca in costi diretti di strumentazione e indiretti di tempo.

Da più parti nasce un senso di malessere: commercialisti che chiedono di fare il loro lavoro, garantendone l’apporto sociale che interessa in prims a loro. Chiedono di farlo in un contesto sereno e soprattutto di collaborazione tra Categoria e Istituzioni.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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