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Con l’Informativa n. 99/2016, il CNDCEC ha reso nota la pubblicazione del documento “L’equity-crowdfunding - Analisi sintetica della normativa e aspetti operativi”, redatto a cura del Gruppo di lavoro sulla finanza innovativa, istituito nel marzo del 2015 tra l’Area Finanza aziendale ed assicurazioni (affidata al Consigliere delegato Antonio Repaci ed al Consigliere codelegato Marcello Marchetti) del Consiglio stesso e la Consob, con l’intento di fornire a tutti gli operatori interessati – imprenditori, investitori e professionisti – nozioni e strumenti utili alla conoscenza ed all’impiego di nuove forme di finanziamento, oggi sempre più ricorrenti soprattutto tra start-up e PMI, stante la difficoltà crescente all’accesso a forme tradizionali di credito.
Partendo dall’enunciazione del crowdfunding, la particolare forma di finanziamento basata sulla solidarietà degli utenti della rete, coinvolti - liberalmente o dietro promessa di compenso - nella raccolta di fondi finalizzati al finanziamento di progetti ed idee promossi sul web, il documento si sofferma su di una sua particolare tipologia: l’equity crowdfunding, caratterizzato dalla previsione che, a fronte dell’apporto conferito alla società autrice del progetto, il soggetto finanziatore riceva una partecipazione al suo capitale e, dunque, un complesso di diritti patrimoniali ed amministrativi nella sua impresa.
Vengono poi evidenziati i vantaggi – non solo economici – dell’operazione di crowdfunding, quali: la sua valenza come mezzo attraverso il quale, venendo giudicato da parte della comunità-finanziatrice il valore dell’operazione proposta, si esalta - in finale - la meritocrazia e dunque il valore della scienza e della tecnica come vero traino dell’economia; la necessaria trasparenza dei dati che si richiede all’impresa che lancia il progetto; il superamento dei limiti economici che, spesso, si traducono in limiti per l’estensione delle imprese: con l’equity-crowdfunding, infatti, esse potranno disporre tanto dei mezzi propri che di quelli provenienti dai finanziatori che, finendo poi per essere coinvolti nell’attività gestionale, potranno anche fornire competenze, relazioni e funzioni di controllo. Grazie poi alle analogie con l’offerta pubblica iniziale o IPO, l’equity-crowdfunding potrebbe rappresentare anche uno strumento per immettere le imprese nel circuito dei mercati finanziari e, quindi, delle quotazioni.
Nel prosieguo dei contenuti, il documento passa poi a tracciare un quadro più dettagliato della figura esaminata, illustrando dapprima la normativa di riferimento (in particolare il Decreto Legge 179/2012, il successivo regolamento Consob adottato con la Delibera n.18592 del 26 giugno 2013 ed il Decreto Legge 24 gennaio 2015, n. 3, noto come “Investment Compact”, convertito nella Legge n.33 del 24 marzo 2015), per proseguire con l’esame del processo sottostante ad un’operazione di equity-crowdfunding, finendo con la trattazione degli elementi di maggior importanza riguardanti la posizione tanto dei soggetti proponenti che dei possibili finanziatori, in particolare (secondo l’ordine riportato nel documento): le principali peculiarità di un Business Plan per rappresentare efficacemente l’iniziativa imprenditoriale ai potenziali terzi finanziatori; le regole di corporate governance di cui lo statuto di un emittente deve tener conto per gestire adeguatamente gli effetti di un azionariato a maggior base partecipativa; le agevolazioni fiscali dirette ad incentivare l’investimento in start-up e PMI innovative; le valutazioni di opportunità e convenienza di un ipotetico investitore.