8 gennaio 2013

La professione non attrae i giovani

Nel 2011 calano i candidati all’esame di Stato per buona parte delle categorie professionali.
Autore: Redazione Fiscal Focus

I dati del Miur - I giovani italiani non aspirano più alla libera professione. È quanto viene a galla dalle stime pubblicate dal Miur in merito agli esami di Stato tenutisi nel 2011. In sostanza, secondo il Ministero, hanno ottenuto l’abilitazione circa 56.000 giovani candidati tra avvocati, consulenti del lavoro, notai e altri professionisti. Questo perché sono sempre meno i laureati che superano l’esame di Stato, ma non perché questo sia diventato più difficile, bensì perché sono in diminuzione coloro che decidono di sostenerlo. Un dato soddisfacente, anche se in calo rispetto alle tendenze registrate negli anni passati. A ben vedere, la differenza con l’anno precedente, ossia il 2010, risulta abbastanza rilevante essendo infatti pari al 7,5%. Ma la flessione verso il basso registrata dal Miur va fatta risalire a un periodo molto più lontano. Nello specifico, è dal 2007 che la tendenza, invece di crescere, diminuisce. Tant’è che il calo in questi quattro anni è stato del 21,6%. In particolare, a perdere quota sono state alcune categorie tra le quali si individuano i commercialisti, per i quali il decremento maggiore è emerso nel 2008 nonostante quello fosse l’anno dell’accorpamento con l’Albo dei ragionieri. Non sono andate meglio le dinamiche di accesso neanche per gli architetti, gli odontoiatri, gli ingegneri e gli psicologi. Mentre categorie come quelle dei biologi risultano in crescita.

Uno sguardo al futuro – Ma qual è il motivo di questo rifiuto? Perché dopo anni di studio universitario i giovani italiani rigettano l’idea di accedere alle libere professioni? Ebbene, i giovani preferiscono un lavoro dipendente, per il quale non è necessaria l’abilitazione, in quanto vi scorgono maggiori garanzie per il futuro. Prospettive, queste, che risultano ad oggi assenti nell’universo delle libere professioni. Tant’è che spesso a venir meno è proprio la fiducia nei confronti degli Ordini, che non sembrano esser disposti a informare i giovani, proponendo stime e programmazioni per l’avvenire. Non ultima a incidere su un tale stato di cose sarà la Riforma delle professioni regolamentate, i cui effetti potremo vederli sono sul finire dell’anno appena iniziato. Purtroppo però ancora il mondo professionale è in attesa di quei decreti attuativi che potranno rendere effettivamente concrete le novità introdotte dal cosiddetto D.P.R. Severino emanato lo scorso agosto.

Il D.P.R. n. 137/12 e i giovani – A ben vedere, oltre ai decreti dei quali ancora si è in attesa, come quello inerente alle Stp, la Riforma degli ordinamenti professionali ha introdotto non poche novità per facilitare e invogliare l’accesso ai giovani. Nello specifico, le novità in merito alla pratica professionale sono state adottate anche dalla recente Riforma della categoria forense. Ebbene, alla luce di quanto disposto dal D.P.R. Severino, all’articolo 6, si prevede l’obbligatorietà della pratica esclusivamente qualora questa sia prevista dall’ordinamento della specifica categoria professionale. In aggiunta a ciò, è stato chiarito che, eccezion fatta per le professioni sanitarie, la durata del tirocinio sarà pari a diciotto mesi, dei quali i primi sei possono essere svolti in concomitanza con gli studi universitari. Il tirocinio rappresenta così “l’addestramento, a contenuto teorico e pratico, del praticante ed è finalizzato a conseguire le capacità necessarie per l’esercizio e la gestione organizzativa della professione”. Inoltre il dominus presso il quale l’aspirante professionista svolge il tirocinio deve essere in possesso di un’anzianità di iscrizione all’albo pari a un minimo di cinque anni e non può seguire nel proprio studio più di tre tirocinanti nello stesso periodo. Tale clausola può essere modificata in seguito a una ben precisa autorizzazione da parte dell’Ordine di appartenenza. Infine, i giovani candidati all’accesso potranno svolgere la pratica presso enti o professionisti operanti all’estero, a patto che questi abbiano “titolo equivalente” e siano “abilitati all’esercizio della professione”. Per concludere, la riforma prevede altresì la possibilità di svolgere il tirocinio presso enti appartenenti alla Pubblica amministrazione, ad esempio l’Inps. Come abbiamo visto, anche la Riforma dell’avvocatura si è interrogata sulla questione dell’accesso, adeguando il periodo di pratica ai diciotto mesi stabiliti dal D.P.R. n. 137/12.

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