7 luglio 2011

LA RISCOSSA DEI “TOGATI”

Fuori i professionisti iscritti ad albi, elenchi e ruoli dalla magistratura tributaria. Ed è già polemica

Autore: Redazione Fiscal Focus

Riordino della Giustizia Tributaria. Alla luce di quanto previsto in materia di “riordino” della Giustizia Tributaria, per come esso è stato tratteggiato dal decreto legge inserito nella manovra varata dal Consiglio dei Ministri il 30 giugno scorso, ed ora all'esame del Quirinale, moltissimi dei giudici tributari non togati attualmente di ruolo presso le commissioni tributarie provinciali e regionali, potrebbero trovarsi nella spiacevole condizione di incompatibilità nell’esercizio della funzione, per il solo fatto di essere iscritti ad un albo professionale, elenco o ruolo. L'obbiettivo del legislatore, infatti, sarebbe quello di garantire la terzietà ed imparzialità dei giudici che svolgono il loro incarico all'interno delle commissioni tributarie, attraverso l'introduzione di soli componenti selezionati tra magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari, escludendo, così tutti coloro i quali, anche solo occasionalmente, svolgano una libera professione. Solamente giudici togati, dunque.
Regime delle incompatibilità. Ad ampio spettro il regime delle previste incompatibilità con la carica Giudice di tributario. Eccone una sintetica elencazione. Innanzitutto, la norma che introduce quale causa di incompatibilità l’iscrizione in albi professionali. Seguono a stretto giro: quella che introduce quale causa di incompatibilità l’esistenza di rapporti di coniugio, di convivenza o di affinità fino al terzo grado con soggetti esercenti una libera professione o che esercitino un lavoro autonomo nelle province o nelle regioni, in cui ha sede la commissione tributaria nella quale il giudice eserciti il proprio incarico. In particolare, è fatto onere ai quei giudici che attualmente versino in una di tali situazioni di incompatibilità di comunicare la cessazione di esse al Consiglio di presidenza della Giustizia Tributaria oltre che alla Direzione competente del Dipartimento delle finanze presso il Ministero dell'economia, entro 2 mesi dall'entrata in vigore del decreto legge. Pena la decadenza immediata dall'incarico sino a quel momento svolto. A destare forti dubbi, inoltre, le norme che accentuano il potere di ingerenza e controllo del Ministero dell’Economia e Finanze nell’organizzazione amministrativa, sottraendo ai Presidenti delle Commissioni, capi dell’ufficio, la vigilanza sui servizi di segreteria, con effetti anch’essi evidenti sull’autonomia e dell’indipendenza dei giudici; la norma che riserva il prossimo concorso esterno soltanto a magistrati togati; la norma che ripristina l’accesso agli avvocati dello Stato, fino ad oggi ritenuti incompatibili od, infine, la norma che prevede l’esclusione della tassazione separata solo per i compensi spettanti ai giudici tributari, con palese disparità di trattamento rispetto agli altri contribuenti che percepiscono in ritardo le somme ad essi dovute.
La reazione degli interessati. Accesa la reazione dei Giudici Tributari ai quali non è restata altra via che quella di indire uno sciopero di tre giorni – dal 4 al 6 di luglio 2011 - reputando la proposta inserita nella manovra correttiva oltre che incostituzionale anche come fortemente lesiva degli interessi del contribuente. Interessi che, invero, il legislatore penserebbe così di tutelare. I medesimi giudici, inoltre, non hanno mancato di formulare tutta una serie di proposte concrete, miranti ad una seria e ben ponderata riforma del settore, quali: l'incentivazione della professionalità del giudice tributario, che dovrebbe passare attraverso una forma di reclutamento atto a valorizzare i titoli di studio e di specializzazione nelle materie interessate dal diritto tributario oltre che il costante aggiornamento, unito ad una formazione permanente. Il tutto, facendo salva l’attuale composizione mista dei Collegi Giudicanti, onde assicurare al giudizio delle Commissioni quelle cognizioni pluridisciplinari, economiche, fiscali e contabili, necessarie ad una piena comprensione dei fenomeni tributari.

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