Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
Conciliare lavoro e maternità - La questione femminile non riguarda solo le famigerate quote rosa, che hanno tenuto banco sia nel contesto politico che in quello imprenditoriale, quanto anche i diritti delle donne che devono potersi realizzare in campo professionale senza per questo sacrificare le rispettive vite private sia come mogli che come madri. Sul punto, esprimendo la propria attenzione e sensibilità in riferimento al tema, è intervenuta l’Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti e degli esperti contabili, guidata da una donna, Eleonora Di Vona. Nello specifico, la sigla sindacale di categoria ha inteso porre un focus sulla questione assistenziale, mettendo in risalto il diritto riconosciuto anche alle commercialiste di poter meglio conciliare l’esercizio della professione con il diritto alla maternità.
L’intervento della Cassa - Il sindacato al quale fanno riferimento i giovani dottori commercialisti non è nuovo a questo argomento, in quanto il tema del welfare è sempre stato abbastanza caro all’associazione che più volte si è espressa in merito. In tema di conciliazione tra lavoro e maternità, il punto sul quale l’Unione si è soffermata è quello ribadito nei giorni scorsi dalla Cassa di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti, alla quale la stessa Unione porge la propria gratitudine. L’ente di previdenza, in occasione dell’ultima Assemblea dei Delegati, ha infatti fatto propria e resa concreta una proposta formulata in passato dall’Unione per quel che concerne il nuovo istituto del "contributo a sostegno della maternità", che va ad aggiungersi all'indennità di maternità già esistente. In sostanza si tratta dell’approvazione di una proposta che prevede la corresponsione a tutte le commercialiste neomamme di un contributo in formula una tantum; il contributo sarà pari a 1/12 dell'80% del reddito netto professionale dell'anno precedente, con un minimo però di 1.700 euro.
Il plauso dell’Unione – L’Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti, conscia dei problemi che si andrebbero a risolvere con l’adozione di una simile novità, plaude alla scelta ponderata portata avanti dalla Cassa di previdenza e assistenza della categoria. “Questo successo ci conforta nella tesi di privilegiare l'Assistenza e la Previdenza, modulandole in sintonia con i nuovi tempi e le nuove esigenze, attraverso l'ascolto della base, senza filtri burocratici. In tal senso il lavoro costante della nostra Commissione ‘Cassa di Previdenza e Welfare’ risulta sempre puntuale e documentato. Per tali ragioni siamo ancora più convinti che l'autonomia e lo status privatistico della nostra Cassa vadano difesi, anche attraverso il nostro Sindacato, da tutti i dottori commercialisti”, ha commentato l’Unione in una nota diffusa ieri.