26 febbraio 2015

Liberalizzazioni. I giovani sono critici

Ungdcec, Aiga e Asign esprimono perplessità sul ddl
Autore: Redazione Fiscal Focus

I dubbi dei giovani - In giovani professionisti delle categorie giuridico-tributarie non vogliono essere strumentalizzati dalla politica con la scusante delle liberalizzazioni. Ungdcec, Aiga e Asign guardano con criticità alle nuove disposizioni in materia di snellimento delle procedure, considerando che liberalizzare significa “ridurre o togliere restrizioni prima esistenti”, non deve però in alcun modo andare a intaccare il servizio, ma anzi incrementare la concorrenza e migliorare i costi e la qualità delle prestazioni offerte. In sostanza, il governo non ha convinto i giovani professionisti afferenti alle citate associazioni.

I commercialisti – L’operazione sulle liberalizzazioni delle professioni, a parere del presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, Fazio Segantini, risulta quanto mai inconsistente. Ciò che viene meno da queste disposizioni è un progetto complessivo. Segantini infatti spiega che “ad oggi i professionisti stanno subendo un calo delle iscrizioni agli ordini in quanto l’esercizio della professione assomiglia sempre più a un percorso ad ostacoli, dove lo Stato chiede di essere sostituito, aiutato ma che al contempo non dà nulla. Da troppo tempo manca un’attenzione propositiva ai titolari di partite Iva. Per essi non sono previsti ammortizzatori sociali, per essi non sono previste semplificazioni nelle numerose incombenze burocratiche. La cosa che più atterrisce è che manca il vero confronto nella fase legislativa. Non è possibile che chi è intermediario tra cittadino e Stato non partecipi concretamente con la propria esperienza nella predisposizione normativa. La conseguenza è data anche dal testo oggi licenziato e che risponde più alla necessità di accettare determinati compromessi per acquisire fiducia in Europa, dove il nostro Paese deve cercare di prendere le distanze dagli altri Paese fortemente in crisi, piuttosto che disporre una valida nuova disciplina delle professioni. Oggi il ddl liberalizzazioni è un artificio in quanto, una volta passato all’esame del Parlamento sarà inevitabilmente, e per fortuna, oggetto di numerosi emendamenti che sviliranno il progetto, se c’è, ad esso sotteso. Le professionalità vanno valorizzate, non strumentalizzate, sono risorse di cui questo Paese non può più fare a meno”.

Gli avvocati – Per quel che concerne i giovani avvocati, è intervenuta l’Aiga, presieduta da Nicoletta Giorgi. A parere del leader dei giovani avvocati, preoccupazione e delusione sono gli effetti prodotti tra i professionisti in merito alla società di capitali delineata nel testo che è stato licenziato dal Consiglio dei ministri. “Infatti manca del tutto la previsione della multidisciplinarietà, dei requisiti e limiti del socio di capitale (onde evitare abusi di posizione o addirittura conferimenti illeciti), della natura non commerciale della stessa escludendola, quindi, da ipotesi di fallimento e della qualificazione dei redditi come redditi da lavoro autonomo. Dato che il ministero della Giustizia non si è ancora occupato di individuare le categorie professionali con le quali l’avvocatura possa costituire associazioni ai sensi dell’art. 4 della legge 247/2012, viene da pensare che non si voglia incentivare la collaborazione tra professioni, e quindi un servizio a tutto tondo di alta qualità, ma si giochi ad un ‘divide et impera’ piuttosto che fornire strumenti utili e realmente proponibili alla categoria. Non vogliamo essere strumentalizzati: vogliamo avere la possibilità di esercitare al meglio la nostra professione, in modo moderno, professionale e proficuamente competitivo. D’altronde che l’affidamento verso l’avvocatura non sia pienamente reale si intende facilmente dalla previsione dell’obbligatorietà del preventivo, dove la fiducia sulle capacità del professionista, l’intuitus personae, viene facilmente rottamata dalla capacità di fare la migliore offerta commerciale. La concorrenza in ogni mercato ha delle regole che tutelano il cittadino e chi in quel mercato opera. A quanto pare siamo ancora lontani da questa visione nel settore delle professioni che offrendo servizi intellettuali non può essere disciplinato dalla regola del prezzo più basso”.

I notai – Di avviso parallelo è la categoria dei notai, i cui giovani iscritti sono rappresentati dall’Asign, guidata da Ludovico Capuano. È proprio quest’ultimo a fare il punto in merito al già citato disegno di legge, spiegando che “sembra più diretto a minare quello che da sempre è il delicato rapporto di competenze tra notai e avvocati, piuttosto che agevolare il cittadino nel fruire dei servizi ivi indicati. La previsione dei trasferimenti immobiliari ad uso non abitativo sembra consentire anche agli avvocati di essere fautori di tali trasferimenti. Il testo, però, tradisce il senso vero delle liberalizzazioni. Tanto più che pone come onere alla parte acquirente o donataria o mutuataria di dare le comunicazioni agli uffici competenti dell’avvenuta sottoscrizione davanti all’avvocato del trasferimento immobiliare. Quale onesto cittadino se la sentirà di assumersi tali oneri? Di quali garanzie parliamo? La riforma della professione notarile va attuata con una proposta complessiva che consenta al cittadino di continuare ad avvalersi del notaio sicuro della trasparenza dei costi e della tutela che gli viene fornita dai controlli e dalle verifiche che da sempre vengono svolti. Il presidio di legalità nei trasferimenti immobiliari e nelle operazioni societarie, la tutela del terzo data dall’efficienza dei pubblici registri sono solo alcune delle operazioni che consentono al cittadino, agli investitori, stranieri e non, di poter avere fiducia in un mercato che non sia drogato da irregolarità o da realtà apparenti”.

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