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Il 30 giugno è scattato l’obbligo (od onere) del POS, ennesimo provvedimento preso nel nome della lotta all’evasione, ennesima misura introdotta per contrastare quella che viene descritta come la più grave piaga dell’Italia, la causa di tutti i nostri problemi, il crimine assoluto (per fortuna c’è il Papa a ricordarci che in Italia abbiamo mali ben più gravi, quali la ‘Ndrangheta e le altre mafie)!
Redditometro, spesometro, studi di settore, limiti al contante, controllo dei conti correnti, comunicazione dei beni concessi ai soci, comunicazione delle operazioni con paesi black list, reverse-charge, limiti alla compensazione delle imposte, etc. etc: nel nome della lotta all’evasione sono state emanate norme che hanno reso l’Italia un vero e proprio stato di polizia fiscale.
Tali provvedimenti, oltre ad aver con tutta probabilità contribuito alla compressione dei consumi, hanno sicuramente minato la libertà personale e il sacrosanto diritto alla privacy di ognuno di noi. La libertà personale è violata nel momento in cui il nostro potere d’acquisto dipende dal massimale di spesa autorizzatoci dalla banca, oltre che dal buon funzionamento della linea telefonica a cui è allacciato il POS dell’esercente; la nostra privacy è violata nel momento in cui è impossibile ricoverarsi in una clinica privata, magari specializzata in determinate cure, senza che del nostro ricovero rimanga una traccia informatica potenzialmente visibile da soggetti terzi rispetto a medico e operatori ospedalieri (eppure lo stato di salute è un dato sensibile!); oppure, per rimanere alle cose più banali, la privacy è compromessa nel caso in cui, avendo il conto corrente familiare cointestato, è impossibile fare un regalo importante (oltre € 999,99) alla propria moglie (o al proprio marito) senza che il coniuge possa sapere dove e a che prezzo il dono è stato acquistato.
Il legittimo dubbio che sorge è che la lotta all’evasione, più che la causa all’origine di tutte le norme che sarebbero state introdotte esclusivamente per contrastarla, sia stata piuttosto il pretesto con il quale creare una schedatura completa ed un controllo permanente della popolazione.
Tale legittimo dubbio sorge poiché l’evasione da combattere seriamente, senza se e senza ma, non è tanto quella della piccola S.r.l., dell’artigiano, del commerciante e del lavoratore autonomo, bensì quella fatta di capitali trasferiti all’estero, quella realizzata mediante pratiche elusive messe in atto sfruttando la diversità dei sistemi fiscali di paesi anche dell’U.E. (e non è certo con il POS obbligatorio e con i limiti al contante che la si contrasta). In nome della lotta all’evasione, in un paese civile, non dovrebbero mai e poi mai essere violati i diritti alla libertà personale ed alla privacy di tutti, si sottolinea di tutti, i cittadini. In un periodo di crisi economica, in cui già i consumi sono depressi e le piccole aziende fanno fatica persino a pagare regolarmente i propri dipendenti e i propri fornitori (commercialista incluso), è assolutamente controproducente introdurre tutti i vincoli e gli adempimenti che ogni giorno vanno ad aggiungersi nel nome della lotta all’evasione. Provvedimenti che colpiscono la gran parte degli imprenditori i quali, con passione, correttezza e sacrifici, mandano avanti l’economia nazionale. Provvedimenti la cui utilità, nell’ottica della lotta all’evasione non è stata mai documentata e provata.
Tutto questo accanimento contro i cittadini italiani, nel nome della lotta all’evasione, è inoltre quanto mai inopportuno quando sui quotidiani, per rimanere ai fatti di questi giorni, leggiamo di cupola degli appalti per l’Expo 2015, di sistema di tangenti per il Mose, di ex-ministri indagati per peculato, di funzionari dell’Agenzia delle Entrate e ufficiali della Guardia di Finanza indagati per concussione… A questi casi vanno poi aggiunti i gravissimi sprechi di denaro pubblico ad opera di politici corrotti (oltre il 75% dei Consigli Regionali è indagato) ed un’organizzazione dello Stato fatta di enti quali authorities e partecipate statali di utilità se non dubbia, senz’altro non giustificabile in relazione ai loro costi di mantenimento.
Confucio diceva:“Governare significa correggere. Se tu dai l’esempio con la tua rettitudine, chi oserà non essere corretto?”
E quindi, fatti salvi i cittadini onesti (e sono tanti), come è possibile ricondurre un evasore nell’ambito della legalità, se poi le entrate fiscali, piuttosto che a ridurre l’enorme carico fiscale a cui siamo sottoposti, piuttosto che a migliorare la qualità della nostra vita, vanno ad alimentare tutti i fenomeni di malaffare e gli sprechi in cui sono coinvolti coloro che, in quanto amministratori della cosa pubblica, dovrebbero dare, loro per primi, il buon esempio?
Sindacato Italiano Commercialisti