11 ottobre 2012

Mediazione: settore in crescita

Qualità ed efficacia, questi i nuovi requisiti dell’organismo conciliativo.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Gli standard qualitativi - Tagliando di qualità per gli organismi che si occupano di mediazione e che stanno per divenire un migliaio dislocati lungo l’intera Penisola. Se n’è discusso in questi giorni avanzando anche l’idea di istituire un tavolo di studio dal quale poi far emergere una dettagliata redazione del manuale sugli standard minimi da esigere per gli organismi che si occupano dell’istituto della mediaconciliazione obbligatoria.

Il versante delle Camere di commercio
- Intanto lo scenario del Belpaese presenta più di 30 mila procedimenti di conciliazione depositati presso le 101 Camere di Commercio che sono state iscritte al Registro del Ministero della Giustizia. Questi dati fanno altresì emergere un risparmio notevole, pari a circa 123 milioni di euro, corrispondente alla risoluzione del 16% di ben 55 casi giornalieri in appena 47 giorni lavorativi. Questo è quanto ha comunicato recentemente Unioncamere, che nelle sue stime ricomprende il 12% del totale degli enti che sono abilitati a svolgere attività conciliativa. In un anno e mezzo di attività, secondo le Camere, circa 60.000 mila persone (consumatori e imprese) si sono rivolti all’organismo mediativo gestito dal sistema camerale; per questi procedimenti i temi maggiormente affrontati sono stati diritti reali, locazione e risarcimento danni da circolazione veicoli e natanti.

Il fronte dei professionisti – Altra colonna portante del sistema di media conciliazione italiano è quella costituita dalle categorie professionali. In questo caso il nostro Paese vanta ben 40.000 mila conciliatori professionisti che svolgono siffatta attività presso 862 organismi abilitati. Di questo totale il 58,6% sono avvocati, il 21% commercialisti e la parte restante proviene dalle altre categorie. Prima del 2010 il professionista che si avvicinava alla consulenza mediativa lo faceva, in genere, per motivazioni idealiste. Da quando poi questo istituto è divenuto obbligatori, si è verificata un’inversione di rotta, le percentuali di adesione in aumento sono dovute anche al desiderio di molti professionisti di arrotondare i profitti della propria attività professionale, alimentando così un fascino del mestiere di mediatore che continua pertanto ad allettare. Il vantaggio fondamentale che spinge il 27,6% tra avvocati, commercialisti e notai all'abilitazione e il 69% a volersi dedicare a questa attività è da ricercare soprattutto nella celerità con cui si giunge alla risoluzione delle controversie.

Una nota negativa – Un aspetto non proprio positivo è da individuare nella risposta dell’opinione pubblica. Da più parti, nel mondo della media conciliazione, si è fatta sentire l’esigenza di avviare delle campagne di sensibilizzazione. Infatti, nonostante i dati incoraggianti, i cittadini continuano a riporre una maggiore fiducia nelle aule di tribunale piuttosto che alle Adr professionali o agli organismi camerali.

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