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Con la sentenza n. 17350, la Suprema Corte di Cassazione stabilisce il diritto al risarcimento per tutti quei medici, che negli anni che vanno dal 1983 al 1991, durante la frequentazione delle scuole di specializzazione, non sono stati remunerati.
Direttiva 82/76/Cee- La sentenza depositata lo scorso 18 agosto 2011, pone fine ad una annosa vicenda che ha coinvolto anche l’Unione europea. In particolare, è la stessa Unione che con una sua direttiva, la n. 82/76 ha stabilito il diritto alla remunerazione per tutti i medici, sia a tempo pieno che a tempo ridotto, in tutti i Paesi membri.
Decreto n. 257/91- Il nostro Paese ha recepito tardi questa direttiva con il decreto n. 257 del 1991 e per di più anche parzialmente, poiché la previsione di una borsa di studio per ogni medico è prevista solo dal 1991 e per gli anni successivi. E quelli precedenti? Il decreto non si è pronunciato.
Pronuncia Cassazione- Interventi della Corte di Giustizia, condanne del tribunale di Messina, di Roma e della Corte d’appello capitolina, hanno spinto recentemente la Corte Suprema di Cassazione a stabilire il diritto al risarcimento per tutti i medici, ex specializzandi degli anni accademici 1983-1991, che non hanno ricevuto la remunerazione loro spettante.
Prescrizione lunga- Dall’inerzia dello Stato, nasce il diritto al risarcimento, con prescrizione lunga, quella decennale che decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/99, “Disposizioni in materia di università e di ricerca scientifica e tecnologica ".
Stime- Saranno all’incirca 800 i medici che hanno ora diritto a presentare ricorso contro la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero della Salute, dell’Università e della ricerca e circa 30mila le cause che inizieranno. Se per ogni medico si stima 100 mila euro di risarcimento, in totale lo Stato sborserà, considerando le rivalutazione delle somme e gli interessi maturati, tra gli 80 e i 100 milioni di euro.