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Lo spirito è costruttivo, ma non risparmia critiche. D’altronde i temi all’ordine del giorno dell’incontro tra il Consiglio Nazionale e i sindacati di Categoria sono sulle pagine di tutti i giornali e sono davvero molto importanti per la professione del commercialista.
La prima notizia è la firma del protocollo di intesa tra le sei sigle sindacali: Giuseppe Pozzato a nome di tutti comunica l’intento di andare avanti uniti e allineati nell’affrontare i problemi che riguardano i commercialisti. raccolta dunque la sfida lanciata la scorsa settimana durante il congresso nazionale dell’ANC ad Agrigento.
La seconda, invece, riguarda quanto emerso dagli interventi dei rappresentanti dei sindacati: chi in posizione più offensiva, chi in un atteggiamento più morbido, tutti hanno espresso le stesse perplessità.
Ma procediamo con ordine. Il primo rilievo ha come protagonista l’Agenzia delle Entrate e, ormai, non potrebbe essere altrimenti. I commercialisti non hanno più un rapporto diretto, un dialogo con l’Agenzia con l’effetto immediato di rendere lo svolgimento della professione più farraginoso. La richiesta unanime fatta al Consiglio Nazionale è di mettere in atto un tentativo di recupero dei rapporti sia con gli sportelli sia con i vertici. Emblematico l’esempio di Roma, dove non è praticamente possibile prendere – tramite il sito dell’Agenzia – appuntamento. I commercialisti sono fondamentali per il buon andamento del Fisco per questo meritano considerazione e ascolto. Considerazione e ascolto che, tuttavia, tardano ad arrivare.
Ci sono poi le considerazione sulla mediazione civile e commerciale, opportunità per la Categoria, ma ancor prima per il cittadino. Una riforma che rischia di essere riformata a pochi mesi dall’entrata in vigore: obbligatoria si, ma a condizione che sia presente un avvocato. Il senso della norma a prima vista appare tradito.
Questione dolente che torna in auge è poi la revisione legale. Da sempre ribadita come funzione propria del commercialista. Sono tutti in attesa dei decreti regolamentari, ma nel frattempo torna minacciosa il tema dell’accesso, il sospetto di voler introdurre una nuova professione e di sottrarre la gestione del registro ai commercialisti che in questi anni hanno dimostrato capacità e responsabilità nella sua tenuta. La domanda che accomuna tutti è perché modificare un sistema che funziona. Si attendono risposte direttamente dal legislatore.
Infine, una piccola ma spinosa questione “interna”: chi voterà il prossimo Consiglio Nazionale che dovrà essere rinnovato tra circa un anno. Il tema per la prima volta viene ufficializzato. Logica vuole che la nuova formazione venga votata dopo le elezioni dei singoli ordini, ma – c’è sempre un ma – l’interpretazione letterale del 139 sembrerebbe non prevedere questo e permettere dunque che ad eleggere il Consiglio Nazionale siano i vecchi consigli degli ordini. Così i nuovi si ritroverebbero rappresentanti non direttamente scelti. Interpretazione ufficialmente sciolta che ribadisce un evidente errore del legislatore.