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Il D.D.L. sulle non regolamentate - Lo scorso 17 aprile la Camera aveva approvato e poi trasmesso al Senato la proposta di legge contenente disposizioni circa le professioni non organizzate in ordini e collegi. Il disegno di legge in questione, n. 3270, riguarda tutte le categoria professionali che non rispondono ad alcun albo o collegio pur svolgendo attività parallele a quelle regolamentate, tant’è che tra tali file vi sono anche i consulenti fiscali. In linee generali, il testo, che è tuttora in discussione presso la X Commissione Industria del Senato, riguarda aree professionali che vanno dal settore artistico a quello scientifico, non tralasciando né quello dei servizi alle imprese né quello della cura alla persona. In sostanza, tale normativa offrirebbe a questa tipologia di professionisti l’opportunità di istituire associazioni professionali che abbiano come obiettivo l’incremento delle conoscenze e delle capacità degli associati, stabilendo un codice deontologico condiviso e incoraggiando la stipula di regole sulla concorrenza e sulla trasparenza, al fine di indirizzare gli utenti nel momento della scelta.
L’intervento di Confprofessioni -E proprio in merito a tale disegno di legge è stato chiamato a pronunciarsi il presidente della Conferenza delle libere professioni, Gaetano Stella. Pertanto, lo scorso martedì Stella ha preso la parola in seno alla X Commissione Industria di Palazzo Madama, al fine di illustrare ai senatori guidati da Cesare Curzi la posizione dei professionisti ordinistici in merito alla normativa in esame. “Confprofessioni non ha mai aderito a chiusure corporative della categoria dei professionisti rispetto ad esigenze di riconoscimento di istanze provenienti dalle forze vive del tessuto economico. Al contrario, abbiamo voluto ascoltare e comprendere le ragioni di un settore della vita economica che chiede, con il riconoscimento pubblico, condizioni di lavoro più qualificanti e dignitose”, ha esordito il leader della Conferenza. Ciò detto, però, non sono mancati gli appunti alle parti deboli delle disposizioni del disegno di legge.
I confini – Innanzitutto, il presidente della Conferenza delle libere professioni chiede ai senatori di analizzare in maniera oculata la normativa, in quanto così com’è “non si fa carico di identificare con sufficiente precisione la natura delle ‘nuove professioni’ ed i confini rispetto alle professioni ordinistiche”. Pertanto, sarà necessario stabilire dei requisiti di competenza che dovranno comunque sancire delle peculiarità proprie delle professioni regolamentate e che sono assenti in quelle prive di regolamenti.
Il carattere intellettuale – “Il legislatore dovrebbe farsi carico di definire in modo più stringente la natura di preminente carattere intellettuale delle competenze delle nuove professioni, modificando un processo di riconoscimento che, ricalcato su una normativa europea pensata prevalentemente per attività commerciali, è del tutto inidoneo e fuorviante per le ‘nuove professioni’”. Con queste parole Gaetano Stella avanza la pretesa che si elabori con maggiore chiarezza la differenza tra una prestazione professionale, che è mera attività intellettuale, e il genere di rapporti che è proprio del settore commerciale. A tal proposito, il presidente di Confprofessioni ha espresso forti dubbi sul fatto che “normative tecniche, organismi di accreditamento e codici di condotta elaborati e stabiliti per garantire standard di qualità e di efficienza di prodotti commerciali possano garantire la qualità e l’efficienza di prestazioni di natura intellettuale”.
E alla fine arriva l’UNI – In merito al sistema di accreditamento della qualificazione della prestazione professionale, Stella auspica che si possa “prevedere la possibilità di fregiarsi di attestazioni professionali solo a condizione di essere regolarmente iscritti ad associazioni dotate di codici deontologici e poteri disciplinari nei confronti degli iscritti, fermo restando il diritto di esercitare l’attività anche al di fuori di tali associazioni, ma senza riconoscimenti di sorta”. A tal proposito, sarà necessario rivedere la normativa tecnica UNI e la sua applicazione alle non regolamentate, in quanto allo stato in cui è stato rilasciato dalla Camera il progetto “non si fa carico di garantire sufficientemente il rispetto di un sistema deontologico a carico dei soggetti che intendano fregiarsi di titoli di riconoscimento della qualità di professionista”.