10 giugno 2016

ODCEC DI ROSSANO AL CONTRATTACCO

Verrebbe quasi da commentare “Oltre al danno, pure la beffa!” di fronte alla situazione che si trova a dover fronteggiare l’Ordine di Rossano, indotto a doversi difendere dal diluvio di critiche rovesciatesi addosso alla sua decisione (assunta all'unanimità, ed in contemporanea all'Ordine di Melfi) di ricorrere al TAR del Lazio avverso la nota del Ministero della Giustizia dello scorso 31 maggio e la successiva direttiva adottata dal CNDCEC sul riordino della geografia giudiziaria e la sorte degli Ordini territoriali.
È di un giorno fa, difatti, la nota stampa diffusa dall’ODCEC di Rossano in cui Il Presidente Carlo Plastina torna a ribadire ed a difendere le ragioni che hanno determinato l’azione, in risposta alle tante, pretestuose illazioni – come lui stesso le ha definite – che hanno voluto individuare nel ricorso presentato un mero strumento d’ostruzionismo alle prossime elezioni di categoria.
Estremamente chiara la premessa alla risposta formulata dal Presidente Plastina nella nota: l’azione intrapresa dall’Ordine è stata una legittima difesa dei suoi diritti e di quelli dei suoi iscritti, della sua storia, della sua tradizione; una reazione necessaria ad un suicidio indotto ma che non poteva assecondarsi senza neanche aver prima tentato di opporsi alle sue non convincenti ragioni giuridiche.
Nel respingere le accuse ricevute - definite “armi di distrazione di massa” - Plastina esprime il proprio biasimo nel constatare che siffatte bieche forme di strumentalizzazione di ragioni altrimenti valide mal si addicono al contesto degli ordini dei dottori commercialisti ed esperti contabili “costituiti, fortunatamente” – si legge nella nota – “da professionisti liberi e capaci di vagliare criticamente ed autonomamente il nostro operato e le ragioni che ne costituiscono la genesi.”
In uno Stato disciplinato in base ad un - ampiamente garantito - principio di legalità, impiegare lo strumento della verifica giudiziaria è un diritto ed è, prima ancora, un’espressione di democrazia. Perciò il Presidente, rispetto agli attacchi ricevuti, si dice turbato non tanto dalla critica in sé ma dalla modalità con cui essa viene condotta, ossia la manipolazione di valori e diritti artefatti in maniera tale da renderli asserviti ad una diversa utilità: nella specie, la logica elettorale.
Viceversa, ribadisce Plastina “la questione da noi sollevata è squisitamente giuridica”; i punti sui quali l’Ordine di Rossano ha fondato il proprio ricorso attengono, difatti: all’assoluta insostenibilità della “soppressione implicita” degli ordini territoriali, nel silenzio del legislatore; ed alla piena vigenza della riserva di legge ex artt. 97 e 117 Cost., che impone l’impiego di un atto di rango normativo ordinario per la soppressione degli enti pubblici, quali sono gli Ordini Territoriali.
Sarà il giudice a valutare se sussiste o meno l’interesse pubblico che l’impugnativa proposta intende tutelare, ma resta il fatto che per l’Ordine si trattava di un atto dovuto, un’azione intrapresa con piena scienza e coscienza: “Non si tratta di un atto riconducibile ad un mero istinto di sopravvivenza primitivo ed irrazionale” - si legge infine nella nota, ma “di un dovere morale al quale non potevamo e non volevamo sottrarci. Non si tratta solo di difendere una categoria professionale territoriale ma anche soprattutto di combattere con le armi messe a disposizione del diritto per quella che riteniamo una "giusta causa".

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