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Il decreto e Confprofessioni - Nella scorsa settimana, sulla scia dell’emanazione del decreto sui debiti delle Pubbliche Amministrazioni, la Confederazione delle libere professioni italiane presieduta da Gaetano Stella ha deciso di depositare un fascicolo contenente le proprie osservazioni in merito. La posizione di Confprofessioni è ovviamente favorevole al percorso intrapreso dal governo, finalizzato a saldare i conti pendenti con le imprese fornitrici di beni e servizi. Il decreto legge n. 35/2013 infatti, sbloccando il pagamento dei debiti, alleggerisce i veti imposti dal patto di stabilità interno, alimentando la ripresa del processo di certificazione e compensazione dei crediti vantati dai privati con la Pubblica Amministrazione. Il decreto però, secondo Confprofessioni, non è privo di dubbi da chiarire.
Il contesto normativo - Secondo le puntuali osservazioni di Confprofessioni, l’intervento normativo si inserisce in quella rosa di provvedimenti mirati a dare una fattiva concretizzazione alle vie risolutive di tutte quelle problematiche incontrate dalle imprese proprio a causa dei ritardi nei pagamenti. “L’odierno provvedimento recepisce l’orientamento del Consiglio Europeo del 14 marzo 2013 che ha indicato, tra l’altro, nel pagamento dei debiti pregressi della Pubblica Amministrazione la leva specifica su cui operare. Si consideri, infatti, la misura allarmante dell’esposizione debitoria del settore pubblico: lo stesso dato fornito dalla Banca d’Italia – che ha quantificato il debito delle PA in essere al 31 dicembre 2011 in 90 miliardi di Euro1 – appare sottostimato, perché tiene conto soltanto dei crediti vantati dalle aziende medie e grandi, mentre non considera i crediti di minore entità individuale ma diffusi su larghissima scala, di piccole imprese e singoli professionisti”, sottolinea Confprofessioni che, pur rilevando l’importanza del traguardo raggiunto, non può esimersi dall’indicarne alcune criticità il cui superamento sarebbe auspicabile.
L’inclusione dei professionisti – Se da un lato Confprofessioni plaude all’inclusione dei professionisti tra i soggetti aventi diritto ai pagamenti, tramite la modifica dell’articolo 5, dall’altro non comprende come mai una simile modifica non ha comportato il conseguente allineamento degli articoli 7, 8 e 9. Nello specifico, la Conferenza sottolinea che “l’articolo 7, che disciplina la certificazione dei debiti ai fini della ricognizione degli stessi, l’articolo 8, che regola la cessione dei crediti, e l’articolo 9, che regola la compensazione dei crediti con somme dovute in base agli istituti definitori della pretesa tributaria, richiamino esclusivamente le «obbligazioni relative a somministrazioni, forniture ed appalti», non menzionando espressamente le obbligazioni relative a prestazioni professionali”. Il parere è che si sia al cospetto di una svista che però generare un’ambiguità che il legislatore dovrebbe risolvere al più presto.
Altre problematiche – Altri nodi da sciogliere legati ai professionisti sono individuati da Confprofessioni nella registrazione sulla piattaforma elettronica dell’Amministrazione per certificare i crediti, nelle compensazioni tra certificazioni e crediti tributari, nella facoltà degli enti locali di non individuare una ‘data di pagamento nei certificati di credito’ e infine nella mancata previsione di rilascio automatico del Documento unico di regolarità contributiva (DURC) pur in presenza di crediti certificati.