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L’allentamento delle regole sui pagamenti della Pubblica Amministrazione ai professionisti rappresenta, secondo il Consiglio nazionale dei commercialisti, un segnale positivo di ascolto istituzionale. Tuttavia, la modifica approvata in Commissione Finanze del Senato non sarebbe sufficiente a superare tutte le criticità della norma contenuta nel decreto fiscale.
A intervenire sul tema è stato il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano De Nuccio, che ha commentato favorevolmente l’emendamento destinato a entrare in vigore dal 15 giugno 2026.
La novità principale riguarda il meccanismo di compensazione automatica tra i compensi dovuti dalla PA e gli eventuali debiti fiscali o contributivi dei professionisti.
Con la modifica approvata, il blocco dei pagamenti scatterà soltanto nel caso in cui il professionista abbia cartelle esattoriali scadute per almeno 5mila euro. Viene quindi eliminata la precedente previsione che consentiva la compensazione forzosa anche per debiti di importo minimo.
Secondo i commercialisti, il ritorno alla soglia dei 5mila euro introduce un criterio di maggiore proporzionalità e riduce il rischio di penalizzazioni eccessive per importi contenuti.
Nonostante l’apertura del legislatore, la categoria continua però a contestare l’impianto generale della misura. De Nuccio ha ricordato che il Consiglio nazionale aveva chiesto nei mesi scorsi l’abrogazione totale della norma, definita sin dall’inizio “discriminatoria” e potenzialmente in contrasto con i principi costituzionali.
Al centro delle obiezioni vi è la differenza di trattamento tra professionisti e altri creditori della Pubblica Amministrazione. Le imprese e i dipendenti pubblici, infatti, non sono soggetti allo stesso sistema di compensazione automatica applicato ai professionisti.
Il nuovo meccanismo prevede inoltre che la PA possa trattenere direttamente una parte del compenso dovuto e versarla all’Agente della riscossione, riconoscendo al professionista soltanto l’eventuale somma residua. Una modalità che, secondo i commercialisti, modifica profondamente il precedente sistema basato sulla semplice sospensione del pagamento.
Il Consiglio nazionale sottolinea che il problema non è stato completamente risolto. La disparità continuerà infatti a manifestarsi per tutti i professionisti con debiti fiscali superiori ai 5mila euro, anche nel caso di compensi della PA di importo molto ridotto.
Secondo De Nuccio, l’obiettivo di accelerare la riscossione dei crediti erariali può essere comprensibile, ma non dovrebbe colpire esclusivamente una specifica categoria di contribuenti. La misura, quindi, rischia di mantenere un principio di trattamento non uniforme tra cittadini e operatori economici.
Pur mantenendo una posizione critica, i commercialisti riconoscono all’emendamento il merito di aver introdotto un correttivo ispirato a criteri di ragionevolezza.
Per la categoria, il via libera alla modifica dimostra la volontà della politica di ascoltare le richieste avanzate dai professionisti durante il confronto parlamentare e istituzionale. Resta però aperta la richiesta di una revisione più ampia della disciplina, per eliminare definitivamente le differenze di trattamento nei confronti dei professionisti che lavorano con la Pubblica Amministrazione.