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Il problema della previdenza - Liberi professionisti e previdenza sembrano essere due categorie che negli ultimi tempi non condividono molte affinità, soprattutto in seguito ai provvedimenti esecutivi che ne hanno alterato le relazioni. Nello specifico, a gravare sulla condizione del rapporto tra previdenza e professionisti è stata l’ultima manovra avanzata dal Governo in carica, che non pare essere adeguata ad apportare una misura di riordino all’interno dell’apparato previdenziale del quale le categorie professionali sono beneficiarie. In particolare, queste ultime pongono il focus della questione sulla ormai labile forza della Covip che non permette all’ente di fronteggiare le problematiche emergenti.
Cos’è la Covip - La Covip, si ricorda, è una branca della Pubblica amministrazione che si occupa di controllare la corretta procedura svolta in capo ai fondi pensione di tipo complementare. Nello specifico, si tratta di un ente attraverso il quale vengono trasmesse determinate informazioni di carattere previdenziale al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, il quale poi ne prende atto e le propone al Parlamento. Tra il materiale vagliato dalla relazione che la Covis inoltra al Dicastero oggi guidato da Elsa Fornero, emergono i riscontri inerenti le attività svolte, a quelle in atto e ai programmi e i progetti futuri che l’ente ha in agenda. E’ tutto questo apparato composto di raccolta e trasmissione dati che, secondo Confprofessioni, non va più bene per il sistema previdenziale dei professionisti.
Lo scontento e la riforma - Il leader delle associazioni professionali italiane, Gaetano Stella, ha ribadito che la Commissione tecnica di Confprofessioni ha stabilito l’inadeguatezza della Covip ad amministrare gli investimenti e il controllo delle casse dei categoria. Entrando nel merito, si evince che a rischiare sono soprattutto le società tra professionisti, per le quali i soci di capitali potrebbero sottrarre imponibile contributivo, e l’equilibrio finanziario a lungo termine, che dovrà acquisire le entrate nette immobiliari e finanziarie oltreché il valore patrimoniale. A tal proposito, al fine di discutere in merito a riordini per nulla riformatori del sistema previdenziale di categoria, il 29 dicembre scorso le associazioni dei professionisti si sono riunite a Roma in un vertice confederale coordinato da Mauro Scarpellini. All’evento hanno preso parte diverse sfere del panorama professionale italiano, quali le unioni di medici di famiglia, odontoiatri, veterinari, psicologi, architetti e ingegneri, commercialisti, ragionieri, periti industriali e avvocati. L’atmosfera unitaria e di coesione che si è respirata a Roma era dovuta al fatto che è interesse di tutte le realtà categoriali spianare la strada ai propri diritti in tema pensionistico, anche perché solo incamminandosi lungo siffatto percorso possono emergere ulteriori garanzie per i giovani che si avvicinano alle professioni. “I provvedimenti legislativi degli ultimi sei mesi destano preoccupazioni per le pensioni di oggi e di domani dei professionisti e anche per l’autonomia delle loro casse - è stato il forte commento rilasciato dal presidenze di Confprofessioni, Gaetano Stella - “Il cambio del metodo di calcolo delle prestazioni non deve essere ricondotto a una sanzione, ma si tratta di uno dei passaggi per assicurare nel lungo periodo le pensioni”. Si parla di modifiche alla tipologia del calcolo, in quanto la Commissione della Confederazione, analizzando le manovre finanziare a partire da quella di luglio, ha portato alla luce il curioso provvedimento disposto dal decreto salva Italia, in base al quale entro il 30 giugno dell’anno in corso, vale a dire il 2012, tutti gli istituti previdenziali delle categorie professionali dovranno assicurare un chiaro equilibrio tra quelle che sono le entrate contributive e la spesa delle prestazioni pensionistiche erogate agli iscritti alla Cassa previdenziale.
L’appello al MLPS - Ebbene, le professioni non ci stanno e non hanno alcuna intenzione di assecondare un principio di simile natura. Pertanto, dalla Conferenza delle sigle di categoria è emerso l’appello rivolto al capo del Dicastero del Lavoro e delle Politiche sociali, attraverso il quale i professionisti chiedono l’individuazione di un tavolo di lavoro tramite il quale far partire un confronto aperto e mettere in chiaro i riscontri rilevati dalla Commissione, affinché questi possano tracciare una linea guida per l’operato ministeriale. “Chiederemo un incontro urgente al ministro del Lavoro, Elsa Fornero, per l’apertura di un tavolo di lavoro al quale illustreremo le proposte della nostra commissione tecnica, che mirano ad aiutare le casse a conseguire l’equilibrio finanziario nel lungo periodo – ha annunciato il presidente Stella - intervenendo per esempio sull’Iva sugli acquisti degli immobili, sull’eliminazione della doppia tassazione che colpisce le casse e su altri aspetti tecnici. Confprofessioni indicherà due linee di azione al governo: una per provvedimenti di carattere generale e l’altra per iniziative relative a ogni singola cassa. Non intendiamo sovrapporci agli enti di previdenza - ha concluso - La confederazione, che è un soggetto negoziale, si occupa degli aspetti politici dell’assetto previdenziale, per la tutela dei professionisti mentre gli enti si occupano della gestione e sono soggetti al controllo del governo e del parlamento”.