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La tavola rotonda - Si è svolta ieri nella Capitale la tavola rotonda promossa dalla cassa di previdenza dei ragionieri dal titolo “Il futuro previdenziale dei professionisti”. All’evento hanno preso parte diverse personalità del monto professionale e istituzionale, tra le quali ha avuto spazio e rilievo l’intervento del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta. A parere di quest’ultimo risulta quanto mai opportuno rivisitare il “principio del diritto acquisito, che va inquadrato in un'ottica evolutiva: esiste infatti una nuova soggettività dei diritti. Dobbiamo mettere in contrasto teorico i diritti acquisiti e quelli di prospettiva delle giovani generazioni”.
L’intervento del sottosegretario - Baretta propone quindi un’interpretazione della natura dei diritti acquisiti, sostenendo che tra di essi oltre agli aspetti positivi potrebbero emergerne altri negativi, quale ad esempio la visione ‘assolutista’ degli stessi diritti. “Bisogna individuare un punto di equilibrio, porsi il tema di un range, di soglie mobili che consentano di ottenere dei margini in grado di avvicinarsi a soluzioni compatibili”. Il parere del sottosegretario è che bisognerebbe partire da un principio di realtà affermando altresì l’esistenza di “una questione di equità soggettiva e collettiva”.
Il punto del presidente – Al sottosegretario Baretta ha fatto eco il numero uno dell’ente di previdenza dei ragionieri, Luigi Pagliuca, il quale ha sottolineato che le giovani generazioni “non possono farsi carico di mantenere i privilegi di quelle precedenti e questo il legislatore lo aveva già intuito nel 2006, quando ebbe modo di chiarire come il principio del pro rata non poteva prescindere dalla necessità di mantenere in equilibrio il fondo e quindi garantire le pensioni future. C'è ancora molto da fare per dare forza e solidità alle riforme che le Casse hanno dovuto varare in tempi recenti per garantire l'equilibrio finanziario nel lungo periodo. Rimangono ancora inalterati privilegi e garanzie ingiustificabili relative ad alcune pensioni erogate che, mediamente, consumano in cinque anni la contribuzione di tutta la vita lavorativa scaricando il costo per i successivi 15 anni sui giovani".
La categoria – Dal versante della categoria, sono intervenuti inoltre il vicepresidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Davide Di Russo, e il leader dell’Associazione nazionale commercialisti, Marco Cuchel. Il primo ha aperto il proprio intervento con uno stimolante interrogativo, chiedendosi se siamo effettivamente in grado di garantire a tutti i diritti acquisiti. “I nostri praticanti sono fortemente diminuiti negli ultimi anni, e naturalmente è un problema generalizzato”. Cuchel, dal canto suo, ha evidenziato il periodo delicato che la previdenza professionale sta attraversando, “si sono susseguite sentenze che di fatto minano la sostenibilità degli enti e che lasciano il problema del conflitto tra generazioni ai fondi pensione”.
Altri interventi – Il presidente della Commissione parlamentare di Controllo sugli enti previdenziali, Lello Di Gioia, ha poi chiarito che l’ente da lui presieduto ritiene sia arrivato il momento di fare chiarezza sulla questione, alla luce anche delle penalizzazioni scaturite dalla recente Riforma Fornero, che per contro hanno anche agevolato alcune categorie professionali come gli avvocati o i giudici. È necessario “rimettere mano con serietà, e nella maniera più condivisa possibile, al sistema delle Casse italiane affinché si allineino a quello europeo, con gli stessi vincoli e conservando la propria autonomia”, ha chiarito Di Gioia, aggiungendo che a breve la Commissione avvierà “una nuova indagine conoscitiva sulle Società di gestione del risparmio, sui fondi immobiliari e sulla sanità integrativa, che investe molto, direttamente o indirettamente, in fondi integrativi”. Giampaolo Crenca, presidente del Consiglio nazionale degli Attuari, ha poi esternato la propria preoccupazione per le nuove generazioni. “Ci sono larghe fasce di popolazione che vedranno tassi di sostituzione molto bassi e pensioni non sufficienti. Ad un principio di sostenibilità va infatti associato quello di adeguatezza”, ha concluso.