22 febbraio 2013

Professional day: luci e ombre

In periferia i politici snobbano le professioni. Tuttavia sottoscritto impregno su burocrazia più snella e liberalizzazioni concrete.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La sfiducia dei professionisti - La crisi economica ha investito i professionisti e il loro studi. A questo punto nessuno può più negarlo, soprattutto dopo l’unanime presa di coscienza verificatasi in occasione del Professional Day. Per le professioni di area giuslavoristica e fiscale cala la clientela e quella che ancora rimane, nella maggior parte dei casi, non paga (soprattutto se ci si interfaccia con le pubbliche amministrazioni). Per quel che concerne poi l’area tecnica, a restringersi è il numero delle commesse. La crisi delle professioni è stato uno dei punti esposti dal Cup, dal Pat e dall’Adepp lo scorso martedì, ma sono rimasti inascoltati da alcuni politici. A ben vedere, se a Roma la partecipazione è stata ampia, forse anche in virtù di una maggiore visibilità a ridosso delle elezioni, nei presidi locali i candidati hanno lesinato le presenze o addirittura non si sono neanche fatti vedere. Una tale situazione ha alimentato l’animosità e la sfiducia dei professionisti che, ancora una volta, si sono sentiti abbandonati sia come cittadini che come operatori della sfera professionale, un settore che produce in ogni caso buona parte della ricchezza del Paese.

La politica disdegna la ‘provincia’ -
Lontano dalla ribalta capitolina, dunque, il successo del Professional Day inteso come incontro tra mondo delle professioni e mondo politico-istituzionale non è stato uniforme. I professionisti hanno chiesto ascolto alla politica, invitandone gli esponenti (candidati e amministratori) a considerare le categorie alla stregua di veri e propri bacini ricchi di competenze tecniche e qualità cognitive. Purtroppo però in alcune aree del Paese non v’è stata risposta oppure questa si è presentata solo da parte di una fazione politica, stigmatizzando in maniera erronea il colore della manifestazione, senza considerare la natura trasversale della stessa. Secondo alcuni rappresentanti delle categorie professionali, in realtà non ci sarebbe alcuna differenza tra il non esser presenti e il disattendere le promesse, come spesso purtroppo avviene. Tuttavia non si può negare che dopo i fiduciosi interventi romani, ci si attendeva altrettante calorose presenze anche in ‘provincia’.

Di cosa si è discusso – Ebbene, nonostante gli esiti non sempre abbiano eguagliato quelli ottenuti nella sede capitolina, i temi affrontati nei presidi locali sono stati i medesimi. Ci si è soffermati soprattutto sul decantato ‘ruolo sociale’ dei professionisti, di questi 2.300.00 italiani che lavorano quotidianamente a contatto con cittadini, istituzioni e pubbliche amministrazioni. Le categorie, guidate dal Cup, dal Pat e dall’Adepp, hanno voluto sottolineare la necessità di investire su nuovi standard qualitativi e sull’identità professionale che, a causa di diverse dinamiche legislative, sembra esser stata messa da parte. Non in tutte le sedi locali si è verificata la totale assenza degli interlocutori politici o di quelli amministrativi e laddove questi sono intervenuti si è cercato di intavolare un dialogo che ben presto potrà dare i propri frutti, soprattutto in termini di confronto e collaborazione. In definitiva, le questioni sulle quali si lavorerà riguarderanno lo snellimento concreto della burocrazia e la revisione dei processi di liberalizzazione finora risultati fallimentari.

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