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La posizione del Cup - “Abbiamo chiesto di intervenire dinanzi ai parlamentari quanto prima, siamo comunque in costante contatto con i due relatori. Quanto al dialogo con il Guardasigilli, le abbiamo ribadito che non ci è piaciuto apprendere delle norme varate dal governo dagli organi di stampa. E abbiamo elencato tutte le nostre perplessità”. E’ pertanto abbastanza chiara la posizione di Marina Calderone, presidente del Cup, che riveste il ruolo chiave di rappresentante di tutti gli Ordini professionali coinvolti dalla riforma redatta dal Governo e presentata nel D.P.R. che viene comunemente indicato con nome del Guardasigilli. La critica però si è fatta ancora più accesa negli ultimi giorni della scorsa settimana, quando era ormai di pubblico dominio il parere non del tutto positivo espresso dal Consiglio di Stato. In sostanza, l’organismo consultivo della squadra esecutiva, per quel che concerne molti dei punti in seno allo schema di regolamento, ha dato ampia ragione alle osservazioni espresse in precedenza dalle diverse forze professionali.
I dubbi dei professionisti – Molte sono le zone d’ombra individuate dai professionisti in questa riforma presentata dal Governo e vagliata con riserve dal Consiglio di Stato. Innanzitutto il Cup chiede maggiore chiarezza in merito alla formazione, soprattutto quella legata al periodo di pratica. Lo schema di regolamento parla di associazioni professionali che dovranno occuparsi della gestione delle attività formative, sempre in misura conforme alle direttive dei rispettivi Ordini. Ciò detto però il Cup chiede all’Esecutivo di chiarire cosa si intende per associazioni professionali, quali caratteristiche e requisiti esse devono avere per poter gestire una questione tanto delicata quale appunto è quella della formazione dei professionisti e dei giovani che aspirano diventarlo. “Questa formulazione evasiva rischia di ampliare i soggetti deputati a gestire” l’offerta formativa e implicherebbe un danno non irrisorio per i tirocinanti. Sempre in riferimento al rapporto tra la pratica e l’attività formativa, il Comitato unitario per le professioni chiede che venga rivista l’obbligatorietà formativa prevista per almeno un semestre di pratica. Ora, il parere del Governo è che tale scelta possa garantire una maggiore preparazione tecnica, mentre quello dei professionisti è che siffatta proposta andrebbe a ridurre il lavoro sul campo traducendosi “nell’impoverimento dell’esperienza tecnico-professionale che si può maturare in un contesto lavorativo”, pertanto solo attraverso la presenza in studio. Anche sull’esatta definizione di professione regolamentata alla quale, in maniera esclusiva, si riferisce la riforma, Marina Calderone sostiene d’essere d’accordo con l’invito del Consiglio di Stato di eliminare qualsiasi riferimento a collegi e registri, nonché ad associazioni professionali.
L’incontro col Guardasigilli – Proprio in seguito a cotante lamentele e precisazioni, oltreché alla diffusione del parere del Consiglio di Stato, il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha deciso di incontrare i rappresentanti degli Ordini professionali vigilati dal Ministero da lei guidato. Hanno partecipato tutti gli invitati, tranne il presidente del Cnf che ha sottolineato il proprio no a un regolamento, dichiarandosi a favore di una vera e propria legge.
I tributaristi – Sulle tariffe professionali, anzi sull’abolizione del tariffario minimo, è intervenuta anche l’associazione italiana dei tributaristi guidata da Roberto Falcone. Nello specifico, il presidente dei tributaristi si riferisce alla proposta dell’organo consultivo del Governo di “inserire nell'articolo 1 un nuovo comma che preveda l'obbligo per il professionista di produrre in giudizio il preventivo di massima reso al cliente e che la mancata produzione, o comunque l'assenza di prova sull'aver fornito il preventivo di massima, costituisca elemento di valutazione negativa da parte del giudice al fine della riduzione del compenso da liquidare”. Proprio in virtù di tali possibili evoluzioni della questione, l’associazione chiarisce che “l’obbligatorietà del preventivo suggerita dal Consiglio di Stato giunge a dare ulteriore conferma al nostro convincimento. L’accordo scritto configura da un canto una garanzia di trasparenza ed equità per l’utente, dall’altro una tutela per il professionista, tale da consentirgli di superare in sede giudiziale, con estrema facilità, l’onere probatorio, ottenendo l’immediata esecuzione delle sue pretese creditizie”.