9 gennaio 2013

Professioni: male italiano?

De Luca: eliminare gli interessi economici dalla gestione del comparto ordinistico. Palla in mano ai cittadini.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Quale problema? - Liberalizzazioni, snellimento burocratico e riforme per facilitare l’accesso. Questi, in sintesi, i punti focali di una ricetta per risolvere i problemi dell’Italia che, come ironizza Rosario De Luca, presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro, sarebbero tutti prodotti e alimentati dalle categorie professionali. Ma è davvero così? Vediamo, in breve, le posizioni del leader del centro studi.

Liberalizzare le professioni - In principio furono le liberalizzazioni, queste sconosciute, verrebbe da dire. Tant’è che per risolvere quello che appariva quale status settario del comparto professionale e sburocratizzare le procedure d’accesso e di svolgimento delle prestazioni, i vari governi, per ultimo quello Monti che ha concretamente varato la riforma, si sono interrogati su come “smembrare” il comparto. “Il punto 'liberalizzazioni degli ordini professionali' – spiega amaramente Rosario De Luca - è un must a cui non si può e non si vuole rinunciare con il solito diluvio di frasi fatte e mistificazioni allegate, trite e ritrite. Come se la riforma voluta proprio dal governo Monti non sia stata approvata. Come se i pesanti interventi sugli ordinamenti e sulla vita dei professionisti non fossero mai stati attuati. E così giocano al rialzo. Elezione che arriva, richiesta di liberalizzazione che parte. Non ci fossero dietro pesanti interessi economici, ci sarebbe da considerare incredibile questa situazione. E invece è vera, verissima. E concreta, concretissima”.

Gli interessi – Il parere di De Luca è senza dubbio che alla base delle spinte a riforme e liberalizzazioni, efficaci o meno, del mondo professionale vi siano interessi individuali e spesso non coerenti con quello che dovrebbe essere il bene dello Stato. “Al mercato dei liberi professionisti – sottolinea il presidente della Fondazione studi - è molto attenta (e interessata) la grande industria con i servizi del terziario avanzato e delle multinazionali della consulenza; ma anche (e non poco) il mondo delle banche che volentieri arricchirebbe i propri sportelli dei servizi professionali oggi garantiti dai professionisti ordinistici. E certo non si può dire che il sistema bancario sia lontano dagli attuali momenti decisionali del nostro Paese”. E a queste parole il ricercatore dei consulenti del lavoro ha fatto seguire una chiara stoccata al governo Monti che, tanto attento ai desideri e alle tendenze provenienti dalla Germania di Angela Merkel, non si è però fatto minimamente influenzare dalla considerazione che in quel Paese hanno degli ordini professionali. In Germania, dichiara De Luca, “vivono, godendo di piena e ottima salute, ordini antichi e forti che hanno tariffe minime e massime; che sono rispettati e organicamente inseriti nel sistema produttivo” del Paese.

I dubbi
– A questo punto, il compito e l’onere di ribaltare lo stato di cose è posto nelle mani dei cittadini, chiamati a valutare l’operato fin qui condotto e le proposte per il futuro. “Il dubbio – secondo De Luca - deve sorgere ai cittadini italiani, che hanno grande rispetto per i professionisti a cui si affidano con fiducia. I fustigatori italici degli ordini professionali fanno ciò per il bene comune o per quello proprio (o di loro referenti)? L'interrogativo è intrigante e la risposta è scontata, è nei fatti di tutti i giorni. E uno di questi fatti accaduti pochi giorni fa la dice tutta sul tema”. E qualcosa di buono ci sarà pur nel nostro sistema ordinistico, tanto bistrattato da chi finora ha detenuto il potere, se ultimamente persino negli Stati Uniti recentemente è stato preso ad esempio. “Anzi – conclude il presidente della Fondazione Studi - addirittura ne vengono esportate le prestazioni. È il caso dei notai italiani chiamati dall'amministrazione Obama a collaborare nella lotta contro i furti di identità digitale che negli Usa sta procurando danni irreparabili. Dovranno offrire la loro esperienza e la loro capacità all'Fbi alle prese con i cambi di identità digitale 'facili' che portano a fenomeni di cessioni di immobili e stipula di mutui falsi con le comprensibili conseguenze negative patrimoniali e psicologiche. I notai italiani, chiamati all'estero come esempio di rettitudine e utilità sociale, nel nostro Paese sono indicati, dai soliti noti, come i rappresentanti della casta professionale. Meditate gente, meditate”.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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