Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
La riforma delle professioni -Riformare le professioni regolarizzate non è impresa facile. Il fatto è che l’arduo compito in carico al governo prevede l’emanazione di una legge ordinaria finalizzata a rivedere in maniera radicale gli ordinamenti professionali di più di una decina di categorie. Il motivo? Ebbene, la necessità di una siffatta legge ordinaria,“per tutte quelle professioniche sono state istituite prima della Costituzione”, è stata a suo tempo stabilita dalla Corte costituzionale che ha garantito agli ordini e collegi regolamentati un’assoluta riserva di gestione dei propri ordinamenti. Pertanto, risulta chiaro che per poter intervenire non ci si possa basare su un regolamento di delegificazione, come invece pareva aver stabilito la Legge n. 138/2011 con l’obiettivo di contrarre i tempi della riforma. Ad oggi, gli organi esecutivi hanno ancora poco meno di tre mesi per promuovere attività riformatrici del mondo professionale, poiché il limite previsto è posto al 13 agosto 2012.
La preoccupazione delle professioni -Detto ciò, cosa sta davvero accadendo per il comparto professionale? Dunque, la situazione attuale è immobile, in stallo nel punto in cui s’era arenata all’epoca delle manovre estive. Intanto, però, se non si muove chi deve far la legge, lo fanno le lancette dell’orologio, tant’è che giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, ci stiamo inesorabilmente avvicinando al fatidico 13 agosto senza che si possa stringere in pugno alcun risultato. Almeno così pare. E lo scorrere del tempo non fa che accrescere l’apprensione dal mondo professionale, già ampiamente minato dalle ultime scelte governative. Pertanto, se da un lato emerge questa preoccupazione per l’incertezza della riforma a ridosso del termine, dall’altro non si accenna ad alcuna soluzione concreta per questioni ancora aperte quali “la norma sulla società tra professionisti”. E a lamentare tale preoccupazione è il leader del Cup, nonché presidente dei consulenti del lavoro, Marina Calderone.
La proposta di proroga del termine – Se questo è lo scenario nel quale le professioni sono costrette a muoversi, non appare per nulla rivoluzionaria, bensì coerente con le esigenze delle categorie, la proposta avanzata dal presidente del Cup. In sostanza, Marina Calderone ha palesato la possibilità di chiedere un allungamento del termine, facendolo slittare dal 13 agosto al 31 dicembre 2012. “Anche perché – spiega la guida delle categorie professionali - al 31 dicembre il Ministero di Giustizia ha il compito di rifare i D.P.R. compilativi creando così il testo unico sulle professioni”. L’opportunità di far convergere le due scadenze su un’unica data è giustificata dal fatto che a quel punto si avrebbe “un'idea più chiara su quelli che possono essere gli ordinamenti che possono essere riformati e, invece, quelli che hanno necessità di un passaggio legislativo”. Il punto risiede proprio nei chiarimenti della giurisprudenza costituzionale, secondo i quali, come si è visto, “per tutte quelle professioni che sono state istituite prima della Costituzione non si può utilizzare una delega, quindi una delegificazione, ma bisogna avere la legge”. Questo punto, segnalato da un parere che il presidente emerito della Corte costituzionale, Piero Alberto Capotosti, ha rilasciato al Cnf, rende le procedure un po’ più complicate. Ora, infatti, non si tratta più di dover accelerare i tempi per riformare le professioni, bensì di individuare quelle che possono essere riordinate tramite una delega e quelle invece che necessitano di una legge ordinaria. “Bisogna vedere come il ministero di Giustizia vuole procedere – ha concluso Marina Calderone - Questo perché si stava operando per individuare quelle che erano le misure da inserire in ogni singolo ordinamento. Adesso, inoltre, abbiamo visto che alcuni ordinamenti, cosa che noi avevamo già sollevato come perplessità, non possono essere modificati attraverso lo strumento della delega”.