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La riforma dell’ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile viene descritta come “una grande opportunità per rendere la nostra professione sempre più attraente, competitiva e attuale”. È il punto di partenza dell’intervento del presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio, nel corso dell’audizione parlamentare presso la Commissione Giustizia della Camera dei deputati.
Al centro, la richiesta di costruire l’intervento normativo tutelando prerogative e formazione, evitando la creazione e proliferazione di nuovi albi ed elenchi, e garantendo ai cittadini la qualità delle prestazioni affidate a professionisti iscritti all’albo, portatori di competenze tecniche specifiche.
Per de Nuccio la riforma “va realizzata” mettendo la professione al centro: significa tutelare le prerogative professionali e “scongiurare” nuovi albi ed elenchi, che rischierebbero di frammentare il mercato delle prestazioni. La tutela, però, non viene presentata come un’esigenza corporativa: la protezione del ruolo e della formazione dei commercialisti è indicata soprattutto nell’interesse dei cittadini, che devono poter riconoscere nell’iscrizione all’albo una garanzia di competenze tecniche specifiche e, quindi, di qualità del servizio.
In questa prospettiva, la riforma dovrebbe anche “valorizzare il patrimonio di conoscenze e competenze” della categoria, considerato un elemento distintivo nel contesto competitivo in cui operano i professionisti. Allo stesso tempo, emerge la necessità di una “corretta perimetrazione” delle attività: non solo per chiarire “chi fa che cosa”, ma anche per ribadire il principio, richiamato nello schema di disegno di legge e sancito dalla Corte costituzionale e dalla giurisprudenza consolidata di Cassazione, secondo cui non è praticabile alcuna equiparazione tra professionisti del sistema ordinistico e soggetti non organizzati in Ordini o Collegi.
Tra i punti “centrali” indicati dal presidente dei commercialisti c’è la spinta verso nuovi modelli organizzativi, con strumenti che favoriscano l’esercizio collettivo della professione. In parallelo, viene giudicata “essenziale” la valorizzazione e il rafforzamento della rete degli Ordini territoriali, letti come presìdi di prossimità nelle realtà locali, sia per i colleghi sia per le comunità in cui operano.
Un’altra priorità riguarda i giovani: la “riduzione dei tempi di accesso” e un tirocinio che sia “sempre meno una barriera” sono indicati come condizioni per non scoraggiare nuove generazioni. Infine, de Nuccio chiude sottolineando il valore delle specializzazioni, definite non un semplice fattore critico di successo ma un vero “fattore di sopravvivenza” della professione, lo strumento con cui i commercialisti potranno supportare al meglio il sistema economico nazionale.