21 febbraio 2013

Professionisti alle urne: ecco le proposte

La Fondazione studi Cdl fa il punto sui programmi dei candidati in merito alle professioni.
Autore: Redazione Fiscal Focus

I programmi politici - Le elezioni politiche sono ormai alle porte, il Professional day anche, e le professioni fremono affinché anche la loro voce venga ascoltata. A fare il punto su proposte, idee e promesse elargite dai diversi candidati è il presidente della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, Rosario De Luca. La carrellata di temi che il ricercatore di categoria ci propone intende mostrare la ‘geografia’ delle professioni all’interno dei programmi politici esposti nelle ultime settimane.

Le liberalizzazioni
– Il parere del presidente della Fondazione studi è che un elemento imprescindibile di questo nuovo approccio politico al mondo delle professioni dev’essere il tema delle liberalizzazioni. Senza un’importante riflessione e un’incisiva azione in questo senso, non si potrà mai parlare né di crescita né di sviluppo del circuito professionale. Ovviamente ciò può avere influssi negativi o positivi sul ‘sistema Paese’ in base alla direzione che si intraprenderà. Sarà questo uno degli argomenti che il Professional Day approfondirà sia con i politici che avranno modi di intervenire sia con i rappresentanti delle diverse categorie. “Il punto 'Liberalizzazioni degli ordini professionali' è un 'must' a cui non si può e non si vuole rinunciare con il solito diluvio di frasi fatte e mistificazioni allegate, trite e ritrite – spiega De Luca - Come se la riforma voluta proprio dal governo Monti non fosse già stata approvata. Come se i pesanti interventi sugli ordinamenti e sulla vita dei professionisti non fossero mai stati attuati. E così giocano al rialzo”.

L’area di centro sinistra
– Il primo argomento vagliato da Rosario De Luca riguarda le proposte del Partito democratico, che si pongono come obiettivo la sburocratizzazione del ruolo e della struttura delle categorie professionali. Il partito guidato da Pier Luigi Bersani infatti intende “modernizzare il ruolo e l'assetto degli ordini professionali, in modo da qualificare l'esercizio delle professioni, assicurare gli obblighi di corretta e trasparente informazione agli utenti, la concorrenza e la credibilità della professione nonché per tutelare l'interesse pubblico risolvendo situazioni di conflitto”. A tutto ciò si aggiunge la volontà di conseguire una garanzia di “pari opportunità alle giovani generazioni, riformare il tirocinio, prevedendo una durata limitata e un equo compenso, ed equiparare le professioni intellettuali al settore dei servizi”. Una totale assenza degli Ordini si delinea invece nei programmi di SEL e di Rivoluzione civile.

Il centro destra
– Non estraneo alle esigenze dei liberi professionisti si mostra anche il Popolo della libertà, che ha posto tra i punti della propria agenda anche la questione ‘professionale’. Per i moderati guidati da Silvio Berlusconi infatti risulta prioritario “valorizzare le libere professioni, riconoscendone le funzioni sussidiarie di pubblico interesse”.

Agenda ‘tecnica’
– Le liste che si uniscono sotto l’insegna dell’azione civica guidata da Mario Monti, invece, sembrano aver imbastito una crociata ai danni degli ordinamenti professionali. “Risulta estremamente strano come chi dipende a doppio filo dalla Germania della signora Merkel non abbia mai letto i programmi elettorali dei partiti tedeschi. Bene, in essi non si trova uno spunto che sia uno che abbia mai messo in dubbio la valenza del sistema ordinistico germanico – afferma rammaricato Rosario De Luca - n esso vivono, godendo di piena e ottima salute, ordini antichi e forti che hanno tariffe minime e massime; che sono rispettati e organicamente inseriti nel sistema produttivo della Germania. E allora il dubbio deve sorgere ai cittadini italiani, che hanno grande rispetto per i professionisti a cui si affidano con fiducia. I fustigatori italici degli ordini professionali fanno ciò per il bene comune o per quello proprio (o di loro referenti)? L'interrogativo è intrigante e la risposta è scontata, è nei fatti di tutti i giorni”.

Gli outsider – Tra i partiti cosiddetti ‘indipendenti’, un punto che prende in considerazione le esigenze espresse dai professionisti lo si riscontra nel programma di 'Fare per fermare il declino' guidato da Oscar Giannino (che si è dimesso pur rimanendo leader del movimento). La proposta del partito non intende “imporre un nuovo modello all'esercizio delle professioni che le omologhi a tutti gli altri servizi, ma al contrario [vuole] consentire a modelli diversi di contendersi sul mercato la potenziale clientela per ciò che tali diversi modelli concretamente sanno offrire e quindi per la capacità di adeguarsi al meglio, in una pluralità di forme diverse, alle esigenze, a loro volta diverse e mutevoli, di un mercato che cambia e più in generale della vita”. In definitiva, il parere manifestato dal presidente della fondazione studi dei Consulenti del lavoro è che “solo questo potrà garantire un futuro alle professioni in un mondo sempre più globalizzato e competitivo, offrendo ad esse la capacità di rimanere elemento decisivo nel rilancio e nella crescita del nostro sistema sociale ed economico”.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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