Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
La legge 12 luglio 2011, n. 133, la cosiddetta “riforma Lo Presti” , pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 184 del 9 agosto 2011, prevede che le Casse di previdenza private potranno decidere, tramite apposite delibere, se adeguarsi o meno alle novità. Queste Casse di previdenza private riguardano essenzialmente i liberi professionisti, come quelle dei dottori commercialisti (CNPADC) e dei ragionieri (CNPR).
Legge n. 133/2011- Le novità citate, riguardano da una parte l’aumento fino al 5% dell’aliquota del contributo integrativo, che riguarda le Casse di “nuova generazione”,dall’altra l’utilizzo di una parte dell’integrativo per incrementare i montanti pensionistici individuali.
Contributo previdenziale integrativo- La L. 133/2011 ha il merito di modificare l’art. 8 del DLgs. 103/96, riguardante l’ammontare del contributo previdenziale integrativo dovuto dai liberi professionisti iscritti in Albi ed elenchi, le Casse di “nuova generazione”. Il contributo in questione, che viene addebitato nelle fatture ai clienti, “non può essere inferiore al 2 per cento e superiore al 5 per cento del fatturato lordo”. Così stabilisce la legge 133 del 12 luglio 2011.
Delibere ad hoc- Sono delle delibere degli organismi competenti a stabilire la misura dell’aliquota e della quota parte da destinare. Queste delibere, concernenti la modifica della misura del contributo integrativo e i criteri di destinazione dello stesso, devono però essere sottoposte all'approvazione dei Ministeri vigilanti, che devono valutare la sostenibilita' della gestione complessiva e le implicazioni in termini di adeguatezza delle prestazioni.
Trattamenti previdenziali adeguati- La modifica è stata fortemente sostenuta dagli enti previdenziali che hanno così scelto di destinare parte del contributo integrativo all’incremento dei montanti individuali. Conseguenza rilevante è la produzione di pensioni più adeguate per le giovani generazioni. Se la legge n. 133/2011 ha come fine infatti, quello di migliorare i trattamenti pensionistici degli iscritti alle casse o enti, riguardanti la libera professione, altro illustre pregio è quello proprio di riconoscere ai giovani un migliore trattamento previdenziale, che attualmente, considerando il grave momento di difficoltà economica, risulta pesantemente penalizzato.