19 settembre 2016

QUALE DEMOCRAZIA?

Autore: Luigi Vergari – Coordinatore della Federazione degli Ordini di Calabria e Basilicata

Egregio Direttore,
desidero esprimere il mio apprezzamento per lo spazio che, come hai dichiarato nell’editoriale del 13 settembre scorso, hai inteso offrire nel Tuo giornale, alle due liste concorrenti per il rinnovo del Consiglio Nazionale.
Sono certo che rappresenterà una proficua occasione per agevolare quel confronto “sano e costruttivo”, nell’interesse esclusivo della categoria, che noi tutti auspichiamo.
E’ mia intenzione utilizzarlo, da subito, per una riflessione sulla attuale competizione elettorale.

Democrazia (dal greco δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere) etimologicamente significa "governo del popolo", ovvero sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dall'insieme dei cittadini che ricorrono ad una votazione.

Questa accezione, nel tempo si è evoluta tant’è che oggi, nel XXI secolo, la scienza politica (ma non solo essa) accetta la sua c.d. definizione minima come criterio che sostiene quali regimi siano essenzialmente democratici e quali no indicando tra i componenti della sopraccitata definizione la presenza di:
- elezioni libere, competitive, regolari, ricorrenti;
- fonti di informazione plurime ed imparziali.

Orbene, in relazione a tali aspetti, nella mia qualità di Coordinatore della Federazione degli Ordini di Calabria e Basilicata, circa due mesi fa, in vista delle elezioni ormai imminenti, chiedevo formalmente al Ministero della Giustizia di intervenire per rimuovere le incongruenze che avevo ravvisato.

In particolare segnalavo, tra l’altro, che la data fissata per l’elezione del Consiglio Nazionale dal Ministero -nella sua nota del 31 marzo scorso- non consentiva di avere un congruo lasso di tempo -rispetto a quella fissata per il preventivo rinnovo dei consigli degli ordini territoriali - utile a rispettare il disposto dell’articolo 25, comma 6 del D. Lgs. 139/2005 e cioè a garantire una corrispondenza effettiva tra le candidature e le rappresentanze regionali prevalenti.
La mia - e quella degli Ordini che rappresento - non è stata una voce isolata; in maniera chiara ed efficace Giorgio Sganga, nell’annunciare il suo nobile gesto di ritirare la propria candidatura alla guida della Categoria - restituendo al Presidente Longobardi il tempo illegittimamente sottratto alla Sua azione di governo – ha rimarcato la illogicità di un sistema elettorale laddove prevede che “nel candidarsi al Consiglio Nazionale non si può essere obbligati a comporre le liste prima ancora di conoscere chi siano i candidati che concorrono al rinnovo degli Ordini Territoriali”.

Analoga posizione è stata espressa anche da “Il Sole 24 Ore” che, nel rappresentare il limite della sovrapposizione delle date, ha evidenziato il rischio della presentazione di ricorsi da parte degli Ordini territoriali che, di fatto, possono inficiare gli esiti elettorali.

Di fronte a tanta condivisa evidenza, come si può sostenere la democraticità di un tale meccanismo elettivo?
Credo sia necessario non allontanarsi dai PRESUPPOSTI dalla democrazia, meno che mai per assecondare la smania di tagliare il traguardo, in un clima di totale confusione.

18 settembre 2016

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