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L’audizione - Ieri, in occasione dell’audizione presso la commissione Lavoro pubblico e privato della Camera, il presidente dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma, Mario Civetta, ha esposto un quadro di proposte a costo zero per dare sostegno e nuova linfa al mercato del lavoro. L’audizione si è inserita nella serie di consultazioni inerenti l'indagine conoscitiva sulle strategie per fronteggiare l'emergenza della disoccupazione.
Il contributo dei commercialisti - “Il tema della disoccupazione crediamo debba essere affrontato con equilibrio, serietà e sobrietà, possibilmente superando le cosiddette 'barriere ideologiche'”, ha dichiarato Mario Civetta. Lo stesso ha poi sottolineato che le proposte illustrate ai deputati della XI Commissione di Montecitorio non intendono presentarsi alla stregua della panacea di tutti mali, come soluzione infallibile per sconfiggere la piaga occupazionale, quanto invece come elementi sui quali impiantare un percorso risolutivo ampiamente condiviso. Insomma, dalla categoria è giunto un contributo che si ritiene possa essere costruttivo e possa concorrere ad arginare un fenomeno che sta fortemente minando non solo l’ambito economico del Paese, quanto anche quello sociale. “Il nostro è un Paese bloccato sul tema del lavoro in Italia esistono molte rigidità per gli imprenditori virtuosi e una tassazione alle imprese e sul lavoro tra le più alte in Europa. Tutto ciò ha portato ad una macroscopica distorsione: il costo del lavoro stabile è più alto del costo del lavoro flessibile. E questo è contro le regole di qualsiasi mercato. E finora tra l’altro come si è agito? Non si è diminuito il costo del lavoro stabile per superare il problema ma si è aumentato quello variabile, portando il sistema a dei costi insostenibili”, ha continuato il presidente dell’Odcec capitolino.
Tempo determinato e apprendistato – I primi due punti sui quali Civetta si è soffermato riguardano il lavoro a termine e l’apprendistato. Si tratta in entrambi i casi di misure a costo zero, che però potrebbero scontare perplessità di natura ideologica. Sul lavoro a tempo determinato si pensa di passare a 18 mesi la durata del primo rapporto a termine “acausale”, rendendo così più flessibile il rapporto e garantendo sicurezza al datore di lavoro che potrebbe valutare l’assunzione in relazione al contesto economico nazionale. Sull’apprendistato, i commercialisti propongono di aumentare il periodo di prova a sei mesi sempre in linea con il principio di flessibilità, garantendo al datore di lavoro la possibilità di valutare le competenze del soggetto da assumere. In questo caso, in relazione alle coperture, per evitare gli sprechi attuali, sarebbe necessario “rimodulare le risorse rendendo più forti a parità di risorse gli sgravi contributivi nei confronti dei lavoratori che stabilizzano l’apprendista”.
La staffetta generazionale – I commercialisti vagliano la possibilità di introdurre un ‘Contratto di accesso’ per i laureati under 35 qualora questi andassero a sostituire un dipendente prossimo al pensionamento. Questa sarebbe quindi la cosiddetta ‘staffetta generazionale’. La retribuzione potrebbe partire da un 75/80% di base per arrivare al 100% in un triennio. “I datori di lavoro avrebbero il vantaggio di: 1) inserire un lavoratore qualificato nel proprio organico con un potenziale più elevato rispetto ad un apprendista, affiancandolo al soggetto di esperienza nel periodo di formazione; 2) avere un risparmio in termini di salario a fronte di cognizioni specialistiche che fornirebbe il lavoratore; 3) si potrebbe prevedere una specifica deduzione di tale costo ai fini IRAP. Per il lavoratore i vantaggi sarebbero: 1) avere la possibilità di lavorare in una azienda che gli offre un impiego affine al percorso universitario - si supererebbe almeno parzialmente l’increscioso fenomeno di giovani laureati che devono accettare lavori poco qualificati solo per avere una retribuzione; 2) integrare le conoscenze teoriche con l’apporto pratico del lavoro in azienda; 3) percepirebbe una minore retribuzione (a tempo) rispetto a quanto previsto dal CCNL ma pur sempre preferibile ad un collocamento precario e non professionalizzante”.
Costo del lavoro – I commercialisti sono intervenuti anche sul tema della riduzione del costo del lavoro proponendo la contrazione del 3/5% dei contributi INPS per chi non ha altra copertura previdenziale per la durata di 3/5 anni. “Il libero professionista senza copertura previdenziale con redditi bassi è forse il soggetto più debole del sistema in quanto è il piccolo consulente, quello che è stato licenziato e che prova a mettersi in proprio, colui che vuole uscire dal sommerso. Creiamo un sistema premiale almeno per redditi medio bassi fino a determinati volumi di fatturato, come è accaduto per il sistema dei minimi. Infine, ma sappiamo che qui ci sono rilevanti problemi di copertura, bisognerebbe intervenire sulla deducibilità del costo del lavoro dall’IRAP. Qualche misura si è presa, ma rimane un sistema molto penalizzante per le aziende che hanno molti dipendenti e sicuramente è necessario intervenire nuovamente. Oltre che nella intensità della misura che sicuramente dipende dalle coperture finanziarie, l’aspetto che ancora una volta come tecnici i Dottori Commercialisti e gli Esperti Contabili vogliono sottolineare è l’importanza di introdurre meccanismi di deducibilità del costo del lavoro ai fini IRAP più semplici di quelli attuali, che avrebbero un doppio effetto benefico: da un lato semplificano la vita ai contribuenti e dei loro consulenti e, cosa forse ancora più importante, rendono più semplici - quindi meno costosi e più efficaci - i controlli da parte dell’Amministrazione Finanziaria”, hanno concluso i commercialisti.