2 novembre 2012

Registro revisori: preoccupazione per dipendenti e per il futuro della professione

Autore: Daniela Lucia

In questi giorni la stampa sta trattando, sotto vari punti di vista, la spinosa questione inerente la tenuta del Registro dei revisori che dal 13 settembre scorso è passato dal Ministero della Giustizia al Mef. Anche dalle pagine del nostro quotidiano ci siamo più volte soffermati sul tema, a tal proposito abbiamo posto alcuni quesiti proprio al presidente della società dei dottori commercialisti, Giorgio Sganga, nonché segretario del Consiglio nazionale.

Lo scorso 29 ottobre sono stati pubblicati due decreti del MEF riguardanti i Revisori legali dei conti. Qual è il suo pensiero in merito?

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 29 ottobre dei due decreti Mef, da un lato vengono determinate le entità e le modalità di versamento del contributo annuale degli iscritti al Registro dei Revisori legali, dall’altro vengono stabiliti la composizione e i relativi compiti della commissione centrale per i Revisori legali, e tutto questo non ci rasserena. Rammarico, meraviglia e preoccupazione, i sentimenti provati all’indomani della decisione assunta dalla Ragioneria generale dello Stato di affidare alla Consip un registro costruito da noi partendo da zero e oggi perfettamente efficiente, continuano ad albergare all’interno della nostra Categoria.

Perché rammarico, meraviglia e preoccupazione?

Rammarico perché, nonostante tutto, ad oggi sembra che non si voglia riconoscere il grande lavoro fatto dalla società che presiedo, che ricordo essere al 100% posseduta dal Consiglio nazionale, per mettere in piedi una macchina efficiente al servizio dei revisori e dei cittadini.
Meraviglia perché si continua a legiferare disconoscendo totalmente la governance della nostra Categoria.
Preoccupazione per la sorte dei diciassette dipendenti che hanno materialmente creato e gestito il registro negli ultimi sei anni e che ancora oggi non hanno avuto certezza per il loro futuro, nonché per i nostri iscritti che si dovranno scontrare con nuovi e più onerosi adempimenti.

Si può ben dire, quindi, che molte preoccupazioni sono destate dalla sorte incerta di questi dipendenti?

Siamo preoccupati, sì, per il loro destino, ma anche per il futuro della nostra professione, la cui strada sembra sempre più tortuosa e meno tracciata. C’è da chiedersi, infatti, qual è il segnale che si vuole dare con il tentativo, in parte riuscito, anche se non perfezionato, di portare la gestione del Registro dei Revisori legali in altre mani, nonostante l’ottima gestione di cui abbiamo dato prova, o con i reiterati tentativi di compressione del nostro ruolo sia da parte della Pubblica amministrazione che delle associazioni imprenditoriali.

A cosa si riferisce in particolare?

Al continuo e malsano tentativo di pensare al revisore come nuova professione, non come ad una funzione del dottore commercialista così come da noi più volte stigmatizzato. Basta da ultimo leggere i decreti Mef appena pubblicati e rilevare come l'assurda decisione di non inserire il Cndcec tra i soggetti indicati a designare i membri della futura commissione centrale dei revisore vada in questo direzione.

Ritiene, quindi, che ci sia un preciso disegno dei governanti contro i commercialisti?

Se non è proprio così, poco ci manca, non solo per l’esclusione dalla Commissione centrale, ma, giusto per fare un altro esempio, con la nostra esclusione dalla presidenza di Enti locali di certe dimensioni, tralasciando ovviamente la nostra non considerazione quando c’è da interloquire col Fisco e con la Pubblica amministrazione in genere.

Se questi sono i fatti, come pensa che sia opportuno agire?

Il tentativo, non più celato, di compressione della nostra Categoria è ormai insopportabile e quindi necessita una reazione forte e unitaria.
In tal senso, il momento non è dei più propizi, la conflittualità per il rinnovo del Consiglio nazionale e degli Ordini locali è dilagante, avendo purtroppo raggiunto i massimi livelli in negativo.
Necessita fermarsi, riflettere prima che sia troppo tardi e, se necessario, ognuno di noi, a cominciare da chi vi parla, mettere da parte velleità e ambizioni personali per la salvaguardia di una Categoria, quella dei commercialisti, che rischia di essere sempre più ai margini del Sistema Paese.

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