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Il ritorno all’equipollenza - A seguito dell’approvazione dell’emendamento che ristabilisce l’equipollenza tra il percorso formativo per l’accesso alla professione di commercialista e quello per lo svolgimento della funzione di revisore legale, il commissario straordinario del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, Giancarlo Laurini, ha espresso la sua soddisfazione ringraziando il Governo per aver sostenuto in sede parlamentare un’istanza legittima e assolutamente non corporativa, per riaffermare il ruolo nella società e nello Stato dei Commercialisti italiani e di tutte le professioni regolamentate. Prosegue il commissario che la battaglia in difesa dell’equipollenza non è stata dettata da interessi di parte, riconducibili ad una specifica categoria, ma è rivolta a ristabilire equità e giustizia, dal momento che un ulteriore esame per l’accesso al Registro dei revisori legali non era imposto dalla direttiva europea, ne è condizione della terzietà prevista dalla direttiva stessa, anzi, è in perfetta linea con l’orientamento europeo e con la concreta attuazione che dello stesso si è data nei diversi Paesi membri dell’Ue”.
Superato il decreto attuativo - L’emendamento, dunque, supera il regolamento attuativo del decreto legislativo 39/2010, predisposto nelle scorse settimane dai ministeri dell’Economia e della Giustizia che, invece, andava in direzione opposta, prevedendo uno specifico esame per l'iscrizione al Registro dei revisori legali, esame che si sarebbe aggiunto a quello già superato per l’abilitazione della professione di Dottore Commercialista. Viene dunque mantenuta la promessa fatta dal Governo a Roma lo scorso 19 novembre, in occasione della manifestazione unitaria dei commercialisti proprio in difesa dell’equipollenza.
Eliminazione di barriere all’ingresso - Il commissario Laurini ha affermato anche che sono state eliminate le barriere all’ingresso previste dal regolamento ministeriale e non dalla direttiva comunitaria, o dalla legge attuativa. La politica ha giustamente interpretato la norma europea, adattandola al contesto italiano. Nel nostro Paese, continua il commissario, purtroppo si richiama spesso la normativa comunitaria non per comprenderne lo spirito e per attuarla nel concreto, ma per fare delle scelte che non sono in perfetta sintonia con essa, frutto di confusione e disinformazione.