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La questione previdenziale - Professionisti e pensioni, connubio che trova oggi una difficile conciliazione. Abbiamo visto che da versante degli avvocati vi sono tuttora delle difficoltà per quel che concerne i giovani. Mutatis mutandis si può ben dire che una situazione analoga si stia verificando nella categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nello specifico per i ragionieri commercialisti e la questione previdenziale che ormai è divenuta una piaga non poco preoccupante. Alla luce anche del fatto che la categoria risulta priva di governance, quindi non v’è nessuno che possa prendere in mano le redini della vicenda e cercare di far chiarezza. Proprio a questo proposito diverse associazioni di categoria stanno cercando di mettere in risalto il tema delle pensioni dei ragionieri, tra queste può ben dirsi apri fila l’ANC guidata da Marco Cuchel.
La riforma delle pensioni - Ad oggi la riforma che avrebbe dovuto svecchiare l’apparato previdenziale al quale fanno riferimento i ragionieri commercialisti è a un punto morto. Non se ne sa più niente, tant’è che i diretti interessati non sanno come muoversi. Lo scorso 10 novembre, dopo i diversi rimandi tra settembre e ottobre, l’Assemblea dei delegati aveva approvato il testo e si era provveduto a inoltrarlo immediatamente ai Ministeri di competenza. La celerità era senz’altro da ritenere quale conseguenza del fatto che la stessa approvazione era avvenuta in ritardo rispetto ai tempi concessi dalla riforma Fornero. Tuttavia, nonostante l’apprensione della Cassa che ha provveduto a mettersi in pari con le richieste dei dicasteri, siamo a marzo e ancora nulla si sa in merito alle nuove misure che all’aumento dei contributi in carico ai professionisti hanno altresì innalzato l’età pensionabile. Si sa che l’adozione di siffatte misure è essenzialmente dovuta alla necessità di garantire l'equilibrio a 50 anni, però il punto è che non possono essere attuate se i Ministeri del Lavoro e dell’Economia non appongono le rispettive firme.
Il parere ANC – Come abbiamo visto, la Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei ragionieri da sola può fare ben poco e, considerando che ai vertici della categoria ad oggi v’è il vuoto, non rimane che l’appoggio vigile e fattivo delle sigle sindacali. Da parte sua, l’Associazione nazionale dei commercialisti, presieduta da Marco Cuchel, s’è allertata proprio prendendo atto di una simile situazione profondamente incerta. “C'è preoccupazione fra i ragionieri – ha dichiarato Cuchel - perché non sappiamo se si può presentare la domanda di pensionamento con i vecchi requisiti oppure si devono aspettare i nuovi visto che, sulla carta, la riforma decorre dal primo gennaio 2013. Sono più di tre mesi e mezzo che i correttivi sono stati approvati internamente. Se c'è qualcosa che non va i ministeri lo dicano e si provvederà a fare le modifiche, altrimenti di provveda a dare il via libera”. Tuttavia il parere è che, in ogni caso, un giorno o l’altro questa approvazione ministeriale arriverà, in quanto le novità insite nella riforma sono essenziali per il benessere della Cassa, quindi dell’intera categoria e del suo sistema previdenziale. Innanzitutto, tra le ipotesi di riforma troviamo punti essenziali quali la soppressione della pensione di anzianità, sostituita dalla pensione anticipata, una progressiva elevazione dei requisiti di età e di contribuzione per la pensione di vecchiaia, la progressiva elevazione dell'aliquota del contributo soggettivo fino al 15%, la riduzione dell'importo minimo del contributo integrativo, l'introduzione di un contributo di solidarietà a carico dei pensionati, per gli anni dal 2014 al 2016, facendo salve le pensioni più basse, la possibilità di proseguire la contribuzione con versamenti volontari, incentivi per chi posticipa la decorrenza della pensione e il riconoscimento di una parte del contributo integrativo nel montante dei giovani iscritti.
La base demografica – V’è però, secondo Cuchel, un ulteriore problema che va di pari passo con la riforma anche se non è ad essa connesso. Si tratta del calo di iscrizioni che ha investito la Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei ragionieri. Dal 2008 a oggi il numero di iscritti all’ente privato di previdenza è nettamente sceso. “Come sindacato da tempo chiediamo una soluzione ad un problema che ha creato una legge dello stato. Abbiamo proposto anche delle soluzioni, come l'iscrizione all'ente degli esperti contabili oppure di altre figure prive di albo. I ministeri approvino al più presto la riforma sulla sostenibilità e metta mano al più presto anche all'allargamento della base demografica”, ha concluso il presidente dell’ANC.