30 aprile 2012

Riforma del lavoro: la parola a Confesercenti

La Conferenza delle libere professioni s’interroga sul D.D.L. lavoro inoltrando delle proposte al Senato.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La proposta - La riforma del welfare, come si è visto, andrà a mutare radicalmente le classiche modalità dei rapporti lavorativi, soprattutto per quel che concerne l’inserimento di nuove unità all’interno del mercato del lavoro. Il Governo, contestato da più parti, ha varato un testo che mira a modificare i contratti e la stipulazione degli stessi. Attualmente il disegno di legge è al vaglio della Commissione Lavoro del Senato, ma già da diversi rappresentanti delle parti sociali sono pervenute proposte di modifica delle disposizioni redatte dalla squadra esecutiva. Così come imprenditori e sindacati hanno fatto sentire la propria voce, anche le libere professioni non hanno perso l’appuntamento con la partecipazione attiva alla vita politica del Paese. Tant’è che il 18 aprile scorso da Confprofessioni è pervenuta a Palazzo Madama una serie di proposte mirate a migliorare quanto varato dal Governo. L’associazione che rappresenta tutte le categorie regolamentate italiane, guidata da Gaetano Stella, intendendo partecipare in maniera concreta al dibattito in merito alle questioni del lavoro, ha messo insieme un documento con il duplice intento di sottolineare i punti critici del disegno di legge e di individuare nuovi spunti, più vicini alle esigenze dei commercialisti. In sostanza, i punti proposti da Confprofessioni sono cinque e sono inerenti alle modalità d’ingaggio del lavoratore.

I punti – Le questioni esaminate dai tecnici della Conferenza delle libere professioni riguardano il contratto d’inserimento, l’apprendistato, le partite IVA, il lavoro intermittente e il lavoro a progetto. In sostanza, per ciascuno di questi cinque punti Confprofessioni ha individuato una controproposta al disegno di legge avanzato dall’Esecutivo. Ad oggi il documento redatto è depositato presso la Commissione Lavoro del Senato.

Il contratto d’inserimento e apprendistato – Innanzitutto, il primo motivo di scontento espresso dai tecnici di Confprofessioni riguarda la cancellazione del contratto di apprendistato e il conseguente assoggettamento all’apprendistato. A ben vedere, pur ritenendo essenziale quest’ultimo a motivo della sua valenza formativa e per il dichiarato obiettivo di incrementare l’occupazione giovanile, Confprofessioni sostiene che la prevista eliminazione comporterà l’impossibilità di regolarizzare lavoratori già specializzati e qualificati. Poi, per quel che concerne proprio l’apprendistato, i tecnici della Confederazione ritengono che sia un’ottima forma d’inserimento giovanile, sebbene alcune obiezioni siano state sollevate per quel che concerne la durata, poiché a fronte di un periodo abbastanza ampio come quello attuale dei 36 mesi, il parere diffuso è che gioverebbe in misura maggiore ridurlo a 18 mesi.

Lavoro a progetto e intermittente – In linea generale le libere professioni sono in accordo con l’idea di tutelare i soggetti prestatori di forza lavoro. Quel che viene contestato, nel campo del lavoro a progetto, è la limitazione,in carico al committente,della possibilità di recedere dal contratto prima della realizzazione. Confprofessioni sottolinea che se ciò dovesse essere concesso, molti datori di lavoro potrebbero trovarsi, a progetto avviato, senza il collaboratore assunto. Per quel che concerne poi il lavoro intermittente, s’è visto che il Governo ha inteso incrementare le restrizioni di somministrazione dello stesso, in particolare, per giovani fino a 25 anni e over 45. Inoltre, per facilitare l’emersione dal lavoro nero, l’uso di tale tipo di contratto è stato semplificato. Però, a fronte di tale semplificazione sono aumentati gli oneri in capo ai datori di lavoro. Ad esempio, ora se il titolare non comunica la chiamata del lavoratore alle Direzioni Territoriali del Lavoro, potrà incorrere in sanzioni pecuniarie da mille a seimila euro. Il parere di Confesercenti è che tali oneri dovrebbero essere snelliti proprio in virtù di quel processo di semplificazione di cui lo stesso Esecutivo si è fatto portavoce.

Partite IVA – In merito alle partite IVA, Confesercenti ritiene che la norma introdotta dovrà essere necessariamente modificata per non incorrere in ulteriori criticità.La Conferenza sottolinea l’inevitabile quanto giusta lotta all’abuso di questo strumento per nascondere veri e propri rapporti di lavoro dipendente, ma è convinta che in maniera parallela a tale contrasto debbano garantirsi delle politiche di welfare e sostegno per quei lavoratori che sono apparentemente autonomi, ma che in realtà vivono in continua dipendenza di un unico committente. L’importanza di maggiori tutele è richiesta anche in virtù del fatto che la prestazione tramite partita IVA coincide con i primi passi effettuati dai giovani professionisti nel mondo del lavoro.

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