23 marzo 2015

Riforma Terzo settore: le proposte dei commercialisti

Autore: Redazione Fiscal Focus

La Legge Delega per la riforma del Terzo settore rappresenta una “riforma epocale”, e i commercialisti italiani, da sempre coinvolti nelle problematiche di gestione e di amministrazione degli Enti no profit, possono contribuire al processo di riforma con importanti proposte.

Sono queste, in estrema sintesi, le parole del Consigliere nazionale dei commercialisti delegato alla materia, Sandro Santi, il quale intravede, nel processo di riforma, una grande occasione per la creazione di norme coordinate e funzionali allo sviluppo del settore, superando gli attuali eccessi e sovrapposizioni.

Più in particolare, secondo la Commissione, due sono le strade che dovrebbero essere percorse per migliorare quello che, nel prossimo futuro, potrebbe essere il nuovo “Testo Unico degli enti no profit”:

- in primo luogo è necessario puntare su nuovi strumenti di rendicontazione e controllo.
A tal fine viene proposta l’introduzione di una specifica previsione che estenda a tutti gli enti la redazione della c.d. “relazione di missione”. Viene inoltre richiesta la designazione, in ogni ente, di un organo di controllo, sul modello del collegio sindacale.

- in secondo luogo, viene sottolineata l’importanza dei principi di pubblicità e trasparenza. In considerazione della prevista introduzione di un nuovo “Registro unico del terzo settore”, si suggerisce la tenuta dello stesso presso le Camere di commercio, al fine di garantire non solo una sicura efficienza, ma anche per consentire un risparmio in termini di costi.

Proprio in virtù del prezioso contributo che i commercialisti potrebbero offrire nel processo di riforma, la Commissione “no profit” del Consiglio nazionale ha quindi inviato alcune proposte emendative alla XII Commissione Affari sociali della Camera, in vista dell’approdo in aula del testo di riforma.

Analizziamo, nel dettaglio, le proposte.

Pubblicità e trasparenza - Come sopra anticipato, il Consigliere Santi ha sottolineato come i principi di pubblicità e trasparenza “devono essere considerati elementi trainanti per la stesura e l’organizzazione delle nuove norme”.

Effettivamente la pubblicità degli enti e degli atti dagli stessi compiuti rappresenta un punto fondamentale per un sistema che garantisca la trasparenza.
Ecco il motivo per il quale il testo del ddl, così come emendato dalla Commissione, propone di tenere il “Registro unico del Terzo settore” presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Per garantire la funzionalità e la trasparenza del nuovo registro, a Commissione istituita presso il CNDCEC suggerisce però l’adozione del modello del Registro delle imprese delle Camere di commercio.
In questo modo, infatti, oltre a garantire l’efficacia dello strumento (frutto di ben venti anni di positiva esperienza), potrebbero essere notevolmente ridotti i costi.

Appare ovvio comprendere come avviare una nuova struttura e raggiungere lo scopo pubblicistico potrebbe essere decisamente più costoso rispetto alla scelta di utilizzare una struttura già esistente, la quale garantisce già la pubblicità degli atti.
Sicuramente, però, nel caso degli enti del Terzo settore potrebbero essere previste delle condizioni agevolative in termini di costo per il deposito degli atti.

I sistemi di rendicontazione e controllo - Un altro, fondamentale, aspetto che deve essere considerato nel sistema degli enti privati del Terzo settore sono gli strumenti di rendicontazione e controllo.

La Commissione del CNDCEC sottolinea, a tal proposito, come la rendicontazione finanziaria sia uno strumento necessario per delineare lo stato di salute di un’azienda, mentre la rendicontazione non finanziaria consente di illustrare i risultanti e l’impatto sociale ottenuto, ma anche le modalità di svolgimento dell’attività, l’organizzazione e l’orientamento futuro.
Le due tecniche di rendicontazione si completano e si integrano quindi tra loro nelle realtà degli Enti non profit.
Ecco il motivo per il quale viene proposto di prevedere, nella Legge Delega, la predisposizione di un apposito documento, comunemente definito “relazione di missione”.

Viene inoltre sottolineata l’importanza della funzione di controllo, la quale assume rilievo soprattutto per evitare tutti quei fenomeni elusivi e di abuso dell’istituto dell’ente no profit.
A tal fine, nella Legge Delega dovrebbe essere inserita un’apposita previsione grazie alla quale, in ogni ente, dovrebbe essere designato un organo di controllo, volto alla verifica del rispetto effettivo (e non soltanto formale) delle finalità sociali che l’ente intende perseguire.
È altresì richiesta la previsione di adeguati strumenti e procedure articolati sul modello del collegio sindacale.

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