19 giugno 2015

Ripensare il welfare di categoria

Cnpr propone un fondo di garanzia tra tutte le casse professionali
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il convegno e la previdenza professionale - Ieri si è svolta a Roma la tavola rotonda sulla previdenza dei commercialisti dal titolo “Il welfare a sostegno dei professionisti”. L’evento ha visto la partecipazione di diversi esponenti della categoria esperti del settore, tra i quali rilevante è stato l’intervento di Giuseppe Scolaro, vicepresidente della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri, al quale è spettato il compito di introdurre i lavori. Il numero due dell’ente di previdenza al quale fanno riferimento i ragionieri ha proposto al governo come soluzione per mettere in sicurezza il mondo della previdenza privata la creazione di un fondo di garanzia tra tutte le casse professionali. “Occorre prevedere formule di sostegno per i professionisti colpiti dalla crisi e rendere più agevole l’accesso alla professione da parte delle giovani generazioni”, ha aggiunto Scolaro al quale ha fatto eco il presidente della Cassa, Luigi Pagliuca, sostenendo che “la proposta è quella di applicare un welfare dinamico facendo rete tra i vari Istituti, allo scopo di concedere un contributo per superare la momentanea difficoltà economica”.

Il punto del Cndcec – Sul fronte del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, la proposta illustrata dalla Cassa previdenziale è stata accolta in maniera positiva, anzi il consigliere tesoriere Roberto Cunsolo ha sottolineato come “in un periodo di crisi che attanaglia le imprese e gli studi, i professionisti diventano l'anello debole della catena, poiché lavorano in supporto delle aziende per superare una crisi che sta diventando atavica. Il concetto di welfare in favore dei professionisti, così come in passato si fece per i dipendenti degli studi professionali, è accolto con favore dal Consiglio Nazionale. È importante valutare la possibilità di uno strumento economico a sostegno dei commercialisti in un momento di grande difficoltà, che si nota sia in termini di redditi che di Pil effettivo”.

Istituzioni e mondo accademico – Tra gli interventi da parte delle istituzioni e del mondo accademico si contano quelli di Grazia Strano, direttore generale dell’Innovazione tecnologica e della Comunicazione del ministero del lavoro, di Alessandra Del Boca, ordinario di Politica Economica all’Università di Brescia, e Antonietta Mundo, responsabile del servizio statistico attuariale dell'Inps. “Occorre un percorso di collaborazione interistituzionale. La diffusione di banche dati in materia di lavoro, le tecnologie, Internet e i dispositivi utilizzati da cittadini ovunque e in qualsiasi momento (abbattendo barriere temporali e fisiche) mettono a disposizione una enorme mole di dati disponibili come mai in passato. Per fare in modo che il dato sia utilizzato per prendere decisioni consapevoli e modificarle in corso d’opera, occorre individuare le fonti e le banche dati da utilizzare e mantenerle aggiornate”, ha sottolineato Grazia Strano, mentre Alessandra Del Boca ha evidenziato che “l'Esecutivo ha dato una sterzata legislativa al mercato del lavoro in maniera positiva. Però esprimo preoccupazione per la mancanza di iniziative di welfare a favore dei professionisti. Poi l'innalzamento dell'aliquota sul risparmio previdenziale al 26%, mentre nel resto d'Europa non è tassato provoca una riduzione dei patrimoni e del welfare, con le Casse che stanno lottando contro la riduzione degli occupati e quindi dei versamenti degli iscritti, mentre la recessione ha eroso i margini di molti professionisti”. “Per aumentare le entrate contributive nel paese, occorrerebbe agire sul fronte dell’occupazione per innalzare i tassi di attività e le retribuzioni medie con politiche di regolarizzazione ed emersione dei lavoratori in nero. Sarebbe necessario favorire il rientro dei cervelli italiani emigrati all’estero, implementare le nascite e quindi in prospettiva la popolazione attiva, trattenere il più a lungo possibile i lavoratori anziani nel mercato del lavoro”, è stata la conclusione della Mundo.

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