23 ottobre 2014

Semplificazione fiscale? Sì, ma non troppo!

Unagraco: quando semplificare significa screditare i commercialisti
Autore: Redazione Fiscal Focus

Semplificazione fiscale? - Il presidente dell’Unagraco, Giuseppe Diretto, non le manda certo a dire e proprio per questa ragione è tuonato nuovamente in difesa dei diritti della categoria. Questa volta il punto focale della riflessione del numero uno della sigla sindacale è la questione della semplificazione fiscale, sulla quale sia la legge sulla delega per la riforma fiscale n.23 del 10 marzo 2014 che la nuova legge di stabilità del 2015 si sono ampiamente soffermate. Si è trattato però di interventi che non hanno soddisfatto in pieno le categorie professionali maggiormente interessate, come appunto quella dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

L’annuncio di Renzi – Sul punto è intervenuto personalmente il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha illustrato un nuovo intervento volto a snellire il caotico e pesante sistema fiscale italiano. La misura è stata recentemente inserita nella legge di stabilità come intervento a sostegno delle partite IVA sotto i 15.000 euro. I punti sono pochi e sono stati inseriti solo recentemente, in quanto la misura non era presente nelle bozze precedenti. “Cosa prevede in effetti tale sostegno? Innanzitutto la conferma, per le partite IVA con ricavi da 15 mila a 40 mila euro, che ricadranno in un nuovo regime dei minimi a tassazione semplificata come previsto dalla Delega Fiscale, ottenendo quindi una serie di sgravi fiscali e semplificazione negli adempimenti. Per le categorie di professionisti, micro imprese e lavoratori autonomi, a seguito del riordino del regime dei minimi, con reddito al di sotto di 15 mila euro (basso reddito), è previsto il regime forfettario. Il regime delle nuove iniziative produttive e il regime dei minimi saranno, dunque, sostituti dal nuovo regime agevolato”.

Commercialisti penalizzati e screditati –
L’intento è buono, perché la volontà del capo della squadra esecutiva è quella di snellire gli adempimenti. Tuttavia dalle buone intenzioni non sempre nascono dei buoni interventi, come è appunto accaduto in questo caso. L’Unagraco spiega infatti che la categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili è quella fortemente screditata dalle uscite del capo del governo. I commercialisti, sottolinea il presidente Diretto, sono stati più volte nel mirino di Renzi che esortava a “non spendere centinaia di euro di commercialista o decine di euro per altre spese”, ma utilizzare un regime forfettario, con un alleggerimento di 800 milioni di euro. La sigla sindacale di categoria ha quindi dichiarato colma la misura, rifiutando “categoricamente questo nuovo attacco alla categoria e dissente totalmente con una simile frettolosa e semplicistica affermazione che scredita la figura del commercialista, tacciandola al pari di un ostacolo alla ripresa dell’economia e all’incremento del Pil. A lasciare perplessi è l’asserzione del primo ministro che spendere centinaia di euro per l’attività professionale svolta con dedizione e preparazione dal commercialista possa essere visto come un fatto negativo, come qualcosa che limita il potere di acquisto o che quelle somme potrebbero essere utilizzate per fare altro. L’Unagraco, a tal proposito, ritiene necessario oltre che doveroso ricordare al Presidente del Consiglio la preziosa ed instancabile funzione dei commercialisti che svolgono un ruolo che spesso va anche la di là delle funzioni affidate in senso stretto e non di rado abbraccia infiniti altri settori, garantendo un’assistenza tout court e assicurando contemporaneamente le entrate dello Stato con impegno e professionalità e senza oneri per lo Stato stesso, unico beneficiario del loro lavoro”.

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