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La voce del SiC - Come abbiamo visto, questo mese di campagna elettorale interna alla categoria ha visto anche l’affacciarsi delle sigle sindacali, che hanno ritenuto doveroso inserirsi al fine di definire le rispettive posizioni. Seguendo una simile tendenza, anche il Sindacato italiano dei Commercialisti presieduto da Stefano Sfrappa ha fatto sentire la propria voce scrivendo direttamente ai due candidati alla carica di presidente, Gerardo Longobardi e Massimo Miani.
La tutela della categoria - Nei giorni scorsi il Comitato Direttivo della sigla sindacale ha vagliato con molta attenzione i nominativi delle liste e i programmi presentati, confrontandoli con gli annosi problemi che affliggono la categoria, non ultimo il Commissariamento straordinario al quale è stato soggetto il Consiglio nazionale. Il proposito di rivolgersi in maniera diretta ai due massimi candidati è sorto proprio alla luce delle diverse difficoltà incontrate in questi mesi e del troppo silenzio che ha caratterizzato l’atteggiamento delle associazioni di categoria. “L’articolo 19 del D.Lgs 139/2005 al comma 1 a) prevede tra le attribuzioni del Consiglio Nazionale la rappresentanza istituzionale a livello nazionale degli iscritti negli Albi ed è proprio quello che vorremmo facesse il nostro Consiglio Nazionale in quanto i Sindacati non hanno risorse sufficienti in termini di uomini e mezzi per poter promuovere quelle iniziative di tutela da noi richieste”. Tutto ciò scrive Sfrappa a Longobardi e Minai, chiedendo palesemente a chiunque di essi dovesse vincere le prossime competizioni elettorali di saper traghettare la categoria verso un futuro migliore, più appetibile per gli iscritti, meno tortuoso e con maggiori tutele. Un lavoro, questo, nel quale gli organi governanti saranno sicuramente appoggiati dalle sigle sindacali che, come il SiC, non lesineranno un giusto e pronto supporto.
Lo scippo ai commercialisti – Un punto da risolvere sul quale il SiC richiede l’attenzione dei due candidati è l’esclusione dei commercialisti dalla rosa dei professionisti che possono assistere il datore di lavoro nelle operazioni di conciliazione. “La Circolare n. 3/2013 del Ministero del Lavoro prevede tra i soggetti abilitati ad assistere il datore nelle procedure di conciliazione nei licenziamenti presso la Direzione Territoriale del Lavoro soltanto Avvocati e Consulenti del Lavoro nonostante la riserva di legge (una delle poche!) prevista dall’articolo 1 della Legge n. 12/1979 anche a favore dei Dottori Commercialisti”. L’allarme è ben evidente perché da più parti si è diffusa la consapevolezza di essere innanzi a un’ennesima frode ai danni dei commercialisti, impossibilitati a difendersi perché privi di rappresentanza.
Le problematiche da affrontare – Oltre allo scippo menzionato, una delle citate difficoltà che ha incontrato la categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili rappresenta in realtà una sorta di vulnus che è andato a destabilizzare un po’ tutto il comparto delle libere professioni regolamentate. Si tratta della legge sulle professioni senz’albo, in merito alla quale il SiC propone una verifica della norma sotto il profilo della costituzionalità. E in definitiva il sindacato guidata da Sfrappa “chiede al futuro Consiglio Nazionale di approcciarsi in maniera diversa da quanto è avvenuto negli ultimi anni e cioè di destinare attenzione e risorse alla tutela della Categoria con iniziative anche legali finalizzate al riconoscimento del nostro ruolo, alla rimozione dei provvedimenti che calpestino i nostri diritti e (ancora meglio) alla prevenzione attraverso una continua attività di vigilanza e di contrasto a tutto ciò che possa danneggiare la nostra Categoria in prospettiva se è vero ( come è vero) che è utile al paese anche in ragione del PIL che riesce a generare”.