27 ottobre 2014

Stabilità. Focus su regime dei minimi

I punti critici, secondo l’ANC
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il regime dei minimi - Tra i tanti punti che in questi giorni sono stati posti in esame, la nuove legge di Stabilità, che verrà presto varata, apre non poche riflessioni sul cosiddetto nuovo regime dei minimi vagliato all’articolo 9. Tuttavia non poche sono le criticità illustrate da più parti e non ultima arriva anche l’Associazione nazionale dei commercialisti che, tramite il proprio presidente Marco Cuchel, ne rileva la problematiche.

Aumento aliquota – Il punto principale sul quale si è soffermata la sigla sindacale è l’aumento dell’aliquota sostitutiva Irpef. Dunque, questa aliquota passerà al 15% dall’attuale 5%. L’aumento è considerato eccessivo soprattutto in considerazione del fatto che la triplicazione della tassazione va a colpire contribuenti che non possono in alcun modo usufruire di detrazioni. Il parere dell’ANC è che con questa misura i disagi maggiori li avvertiranno sia i giovani che i piccoli contribuenti, fasce che invece andrebbero incentivate.

Limiti d’accesso – Altro punto sul quale l’associazione di categoria ha da ridire riguarda l’introduzione, ai fini dell’accesso al nuovo regime, di limiti di ricavi differenziati per settore di attività, sulla base di codici ATECO. Secondo la sigla, questa disposizione sarebbe del tutto discutibile in quanto non semplifica la vita ai contribuenti. In sostanza, se si approvasse l’abbassamento del livello dei ricavi da 30mila a 15mila euro, diversi lavoratori autonomi che con la normativa in corso possono godere della tassazione agevolata l’anno prossimo dovranno dire addio a una simile possibilità. In questo modo si genera dunque una disparità di trattamento, una sorta di penalizzazione per una cerchia di contribuenti.

Quale lotta all’evasione? - “Sicuramente l’elemento che più ci trova critici è quello che introduce la forfetizzazione dei costi, in ragione della quale il reddito imponibile non sarà più determinato, così come accade attualmente, sulla differenza tra costi sostenuti e ricavi, bensì applicando un coefficiente di redditività a seconda delle diverse tipologie di attività, variabile dal 40% fino all’86% dell’ammontare dei ricavi”, continua il presidente Cuchel. La sigla conclude infatti sottolineando “se pensiamo che uno dei capisaldi della stessa Legge di stabilità è il reperimento di risorse derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, non si riesce a cogliere il senso di una misura che non favorisce e non facilita l’utilizzo di questo mezzo”.

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